Quanto poco vale il bollino Unesco ai tempi di “Masterchef”
- Walter Pittini
- 15 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Quanto poco vale il bollino Unesco ai tempi di “Masterchef”
Il Foglio Quotidiano
11 Dec 2025
Dai muretti a secco si sarebbe passati alla metafisica Unesco dei pizzoccheri (“stracci di grano saraceno con erbe e formaggi” li ribattezzò Gualtiero Marchesi, stappando la deriva intellettualgastronomica che ci avrebbe condotto all’oggi) e da lì all’iscrizione dell’italian cooking, between sunstainability and biocultural diversity nell’elenco del Patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’apposito Comitato intergovernativo per la salvaguardia eccetera. Sperando che siano almeno dei mangioni e beoni, sebbene la fatal riunione sia avvenuta a New Delhi, il che fa immaginare un futuro ingresso del pane tandoori nella speciale classifica. Che del resto, per l’italia, oltre al Canto sardo e ai Muretti a secco contiene già la Cerca e cavatura del tartufo, la Dieta mediterranea e l’arte dei Pizzaiuoli napoletani. La prova del cuoco dei diritti umani (festeggiati ieri, includeranno i maccheroni?). Ma perché trascurare la Transumanza, e con essa, da ieri, tutte le preparazioni alla brace dell’agnello e della pecora e vivaddio gli arrosticini?
Niente da eccepire, un gran successo italiano, “oggi l’italia ha vinto ed è una festa che appartiene a tutti perché parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale”, ha esultato il ministro dell’agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Resta solo il dubbio, come un boccone a metà del gargarozzo, se davvero questa esaltazione culturale e, peggio, “immateriale” per l’esperienza più materica e materiale dell’umanità, magnare e beve, riempirsi la panza senza un domani, altro che spirito – è la Ricotta di Pasolini a parlarci semmai di Dio – serva davvero a qualcosa. Soprattutto in un mondo in cui il gusto fusion e internazionale a tavola lo dettano da “Masterchef”, con intrugli creativi di essenza di raviolo e brodetto di pernice e guacamole, e a Natale il panettone lo fanno all’albicocca o col pistacchio. Cose che con l’italian cooking hanno poco a che fare. A meno di ammettere, ci scuserà il ministro Lollo, che la sovranità alimentare non esiste e che è più gustoso un mondo in cui a chiunque in qualsiasi continente sia concesso di ingozzarsi con una pizza al ketchup e uno spaghetti mango and parmesan. Unesco permettendo, viva la libertà di strafogarsi senza passatismi culturali.
Maurizio Crippa
Article Name:Quanto poco vale il bollino Unesco ai tempi di “Masterchef”
Publication:Il Foglio Quotidiano
Section:EDIT ORIALI
Start Page:4
End Page:4



Commenti