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IL «PIANO FROZEN» DI SABELLI MOZZARELLA PER TOKYO


Il gruppo marchigiano lancia i latticini congelati «da pizza» per i mercati oltreoceano e vara un piano industriale al 2028 centrato sull’aumento dell’export da 50 a 80 milioni. «Premiati da Mediobanca per il dinamismo? Ci adattiamo al mercato senza perde

  • L'Economia

  • 19 Jan 2026

  • Di ALESSANDRA PUATO

Congelare la mozzarella made in Italy, magari per condirci poi la pizza in Giappone o in Sudamerica, non è un’eresia. Piuttosto, è una leva per crescere oltreconfine, se si è una media impresa italiana con prodotti di qualità che deve farsi largo fra i giganti dell’alimentare e dribblare le criticità geopolitiche. Ne è convinto Angelo Galeati che, con il cugino Simone Mariani, è amministratore delegato della Sabelli Group di Ascoli Piceno, il fulcro del polo delle mozzarelle. Sono figli di due sorelle, rispettivamente Mariagrazia e Gioconda Sabelli, che hanno il 50% del capitale ciascuna e si alternano alla presidenza ogni quattro anni (ora è il turno di Mariagrazia). In azienda c’è anche Francesca Mariani, sorella di Simone, che dirige l’ufficio acquisti, mentre si sta preparando la quinta generazione. «Non era facile mantenere l’equilibrio, ma ci si è riusciti: c’è una continuità aziendale viva», dice Galeati, che con il cugino lavora al piano industriale 2026-2028. Con 45 milioni d’investimento previsti in tre anni per l’innovazione e il miglioramento qualitativo, è basato su due pilastri: la prosecuzione delle acquisizioni, perché «nelle commodity la dimensione è fondamentale». E la crescita all’estero con i nuovi prodotti, come la mozzarella congelata. «Il mercato italiano inizia a essere saturo, l’europa cresce ma è terra di conquista per molti — dice Galeati —. Bisogna guardare Oltreoceano. L’accordo sul Mercosur è un’opportunità anche per noi. Riuscire a esportare un prodotto congelato ci permette di servire mercati altrimenti irraggiungibili».

L’esordio bolognese

Il 14 gennaio a Marca, la fiera a Bologna delle marche della grande distribuzione, Sabelli ha presentato la mozzarella light senza lattosio e le nuove linee del «progetto Frozen». «Da un anno stiamo lavorando sul congelato e stiamo implementando l’impianto — dice il ceo —. Sono prodotti diversi, che possono resistere a congelamento e scongelamento. Investiamo in ricerca e sviluppo per questo, e in tecnologia. Abbiamo un abbattitore dedicato a Treviso, per burrate e mozzarelle». Indicato da Mediobanca come uno dei protagonisti del Capitalismo 4.0 nella manifattura, il gruppo Sabelli è ritenuto un esempio di dinamismo, innovazione, reazione alle crisi, attenzione alla filiera: «Cerchiamo di adattarci al mercato, mantenendo la qualità», dice il ceo. Ha sei stabilimenti in Italia e produce anche per molti supermercati, da Esselunga a Coop e Lidl. Tre anni fa ha varato il piano «I pilastri della sostenibilità Sabelli»: si premiano con compensi maggiori gli allevatori che soddisfano requisiti come il benessere animale e l’innovazione nelle stalle, «così hanno ripreso a investire nelle loro aziende agricole». Leader di mercato in burrata e stracciatella a peso fisso, Sabelli dichiara una quota produttore del 13% nella mozzarella italiana. «Siamo la prima azienda familiare dopo le grandi spa, Galbani con il 50% circa del mercato e Granarolo con il 20% — dice Galeati — Resistiamo tra i giganti. Entro il 2028 vogliamo aumentare i ricavi dai 380 milioni attesi quest’anno a 430, acquisizioni escluse, e portare l’export da 50 a 80 milioni. Oggi l’85% del fatturato viene dall’italia». Nel 2024 i ricavi erano a 314 milioni, +20% dal 2023. La crescita continua, ma il margine operativo lordo si è contratto (dal 10,3% del 2024 a circa l’8%). «Per il lattiero caseario il 2025 è stato l’anno peggiore di tutti i tempi, a causa della spinta inflattiva delle materie prime — dice il ceo —. In un anno il prezzo del latte è salito del 20%. È finita l’epoca d’oro del post Covid e dei pasti fuori casa. Abbiamo dimostrato grande resilienza». Un nuovo cliente è la catena di supermercati Aeon, in Giappone: «Usano la mozzarella congelata per produrre la pizza — dice il ceo —. Ma ci interessano anche il mercato statunitense. E Australia, India, Arabia Saudita».

I dazi

Negli Stati Uniti, Sabelli partecipa al Fancy Food Show, la fiera dei prodotti alimentari di qualità. «Siamo andati nel 2025 e torneremo anche quest’anno — dice Galeati — . Le politiche di Trump sui dazi sono un freno, i tempi di sbocco sul mercato si dilatano, però non molliamo. Anche la Cina, fra l’altro, sta applicando dazi sui prodotti agroalimentari, in risposta al blocco Usa sulle auto e la tecnologia».

Con un migliaio di dipendenti e i marchi Mastro Archimede Sabelli, Natura sincera, Bustaffa, Stella Bianca e, Val D’aveto, l’azienda è alla quarta generazione. È il 1950 quando Archimede Sabelli trasferisce nelle Marche il caseificio fondato dal padre Nicolangelo in Molise nel 1921. Nel 1978 s’inagura lo stabilimento di Ascoli Piceno. Poi l’espansione con prodotti e acquisizioni. Nel 2010 viene rilevato il caseificio O’hara di Teramo, con la sua Caciotta di mucca. Nel 2016 dal fondo Alto Partners viene rilevata Trevisanalat («Faceva 50 milioni, ora 150») con la sua controllata slovena Ekolat. Nel 2018 entra il caseificio genovese Val D’aveto e nel 2024 Stella Bianca, che fra Lodi e Mantova produce ricotte e stracchini. «Se non avessimo fatto acquisizioni non saremmo arrivati fin qui. Abbiamo allargato l’assortimento cercando di mantenere qualità, il nonno Archimede era fissato su questo». Ma di aprire il capitale non si parla.

Article Name:IL «PIANO FROZEN» DI SABELLI MOZZARELLA PER TOKYO

Publication:L'Economia

Section:FINANZA IMPRESE

Author:Di ALESSANDRA PUATO

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