Funzione culturale e tradizioni tracciabili: i punti chiave del dossier
- Walter Pittini
- 15 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Funzione culturale e tradizioni tracciabili: i punti chiave del dossier
Il referente Petrillo: «Un iter lungo 5 anni»
Corriere della Sera
11 Dec 2025
Giuseppe Scuotri
Dietro al riconoscimento Unesco c’è un lavoro iniziato cinque anni fa, scandito da tappe e regole precise. Abbiamo chiesto di raccontarlo a Pier Luigi Petrillo, professore di Cultural Heritage alla Luiss Guido Carli e referente scientifico del progetto.
1 Quali sono stati i passaggi di questo percorso?
L’idea è nata nel 2019 su proposta di Maddalena Fossati, direttrice della rivista La Cucina Italiana. L’anno seguente, con la Fondazione Casa Artusi e l’accademia italiana della Cucina mi hanno chiesto di curare il dossier di candidatura. Nel 2022 abbiamo portato il documento al ministero della Cultura, ricevendo pieno appoggio da parte del sottosegretario Mazzi. Il 23 marzo 2023 è stata presentata ufficialmente la candidatura all’unesco ed è iniziata la valutazione tecnica, durata due anni e terminata lo scorso il 10 novembre. L’ultimo passaggio è stato la validazione del comitato intergovernativo, arrivata ieri.
2 Che requisiti bisogna rispettare per essere inseriti tra i patrimoni immateriali dell’umanità?
I criteri sono cinque. Il più importante è dimostrare la funzione culturale svolta dall’elemento candidato. Abbiamo evidenziato come la cucina italiana sia un mosaico di tradizioni che, nei secoli, si è arricchito sempre più di contaminazioni. È come se fosse una cartina di tornasole della nostra storia. Per noi italiani, metterci a tavola significa rivivere questo passato. Il secondo criterio è che la tradizione che si chiede di tutelare sia coerente con i principi e i valori dell’unesco, come la sostenibilità e l’inclusività sociale. La terza condizione è dimostrare che siano state adottate misure per tutelare questa tradizione. Per esempio, con eventi di sensibilizzazione rivolti al pubblico e ai giovani. Il quarto è che il dossier sia promosso non da enti governativi ma da associazioni di cittadini. L’ultimo vuole che la tradizione sia stata registrata in un inventario nazionale. Cioè che sia stata oggetto di studi, sia ben documentata e che la sua storicità sia tracciabile.
3 Cosa succede ora? Quali sono gli obblighi e le opportunità per il futuro?
L’obbligo sarà uno solo: ogni cinque anni il governo dovrà presentare un rapporto all’unesco per dimostrare di aver salvaguardato attivamente la cucina italiana, certificandone lo «stato di vitalità». Le ricadute positive possono essere molte. Non potremo usare il marchio Unesco per promuovere singoli prodotti, ma dovremo essere bravi a raccontare le unicità che hanno portato a questo riconoscimento. Comunque vada, l’unesco sposta flussi turistici e vedremo sicuramente degli effetti in tal senso.
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Publication:Corriere della Sera
Section:Primo Piano | Il Riconoscimento
Author:Giuseppe Scuotri
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