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Felicetti, la pasta è pronta per la quinta generazione


L’azienda degli spaghetti e dei paccheri amati dagli chef ha puntato su grani premium e sostenibilità. Al timone la quarta e quinta generazione della famiglia. Il ceo Riccardo: in Val di Fiemme spazio per altre due linee di produzione. Lo sviluppo dagli U

  • L'Economia

  • 12 Jan 2026

  • Di SEVERINO SALVEMINI

In Trentino negli ultimi cinquant’anni c’erano 14 pastifici: oggi è rimasto solo il Pastificio Felicetti. Cinque generazioni sono il filo rosso di un’azienda che non ha mai smesso di innovare. Da quel 1908 quando Valentino Felicetti acquistò la Prima Fabbrica Fiemmese di Pasta Alimentare fino ad oggi. In una Val di Fiemme, sopra i mille metri di altitudine, dove accanto ai panorami unici al mondo delle cime maestose delle Dolomiti vi è abbondanza di acqua pura e aria incontaminata. Beni che diventano ogni giorno più rari e preziosi e conferiscono alla pasta di grano duro un sapere riconoscibile. È su queste radici che il marchio Felicetti ha costruito il proprio patrimonio culturale, trasformandole in un elemento di posizionamento commerciale, grazie alla sapiente combinazione di tradizione e novità.

Riccardo Felicetti, amministratore delegato dell’azienda, dal 2011 al 2023 anche presidente dei pastai italiani,

Oggi l’azienda registra oltre 60 milioni di fatturato nel 2024 (a fine 2025 si dovrebbero raggiungere i 65), i dipendenti sono 150

conduce l’impresa insieme ai cugini Paolo e Stefano rispettivamente vice presidente e presidente del pastificio. Da quando solo saliti al vertice del management aziendale il pastificio si è letteralmente trasformato: dalla realtà artigianale del secolo scorso al salto industriale con volumi decuplicati e produzione su tre turni, con una fisionomia capace di misurarsi con mercati più ampi.

Espansione

Oggi Felicetti è oltre 60 milioni di fatturato nel 2024 (a fine 2025 si dovrebbero raggiungere i 65 milioni), 150 dipendenti, oltre 100 referenze di pasta, complessivamente 35 mila tonnellate di prodotti (20mila nello stabilimento di Predazzo e 15mila nel sito di Molina di Fiemme). E un’espansione globale che arriva fino a Germania, Benelux, Gran Bretagna, Canada, Emirati Arabi, Corea, Giappone e Australia. Oltre agli Stati Uniti, dove l’azienda trentina ha una sede commerciale e dove ora si cerca di far fronte alle incertezze causate dai dazi di Trump. Riccardo Felicetti così vede lo sviluppo: «All’interno dello stabilimento in Val di Fiemme si possono ancora installare due linee di produzione che avevamo programmato e che realizzeremo nel 2028. Ci stabilizzeremo su quella dimensione produttiva per poi ripartire e arrivare alla quota critica dei 100 milioni di euro, che dovrebbe essere quella su cui evidenziare nuovi investimenti, che però faranno parte dei progetti della nuova generazione».

E anche sui prodotti la creatività non è mancata. La scelta pionieristica del biologico all’inizio degli anni Novanta è stato un passaggio decisivo ed ha pagato competitivamente. Nei primi anni Duemila poi l’intuizione della linea Monograno ha consentito di differenziarsi dagli altri competitor attraverso paste ottenute da semole biologiche monorigine coltivate su terreni ben precisi (il Matt prodotto in Puglia, il Kamut in Canada, il Farro dicocco in Umbria, il Cappelli nelle Murge e in Daunia). Tutte qualità superiori sempre più amate dagli chef e dagli appassionati di cucina. Ma anche i formati hanno avuto la loro evoluzione: tra gli ultimi nati in casa Felicetti

– oltre agli spaghetti quadrati e ai paccheri rigati – sei diverse categorie in un’unica confezione (fusilli, mafaldine, ziti, spaghetti quadrati, gramigna e fettuccine) riecheggiano un’antichità rivissuta in chiave gourmet nei menu stellati in tutto il mondo. Dai tavoli degli chef più famosi alla case dei consumatori il peso diretto della linea Monograno sul fatturato ruota intorno al 10%, ma il valore reputazionale va ben oltre i numeri. In un comparto alimentare dominato da volumi e margini spesso compressi, il riconoscimento del segmento premium diventa la leva che permette di alzare l’asticella anche nei canali più popolari, come ad esempio nel supermercato.

E anche la sostenibilità è da trent’anni nel radar strategico del management aziendale, consapevole della necessità di accelerare le decisioni di tutela dell’ambiente. L’investimento maggiore dell’ultimo decennio, introdotto nel 2021 dopo più di due anni

Il peso diretto della linea Monograno sul bilancio ruota intorno al 10%, ma il valore reputazionale va ben oltre i numeri

di studio, è stato il nuovo packaging dove i nuovi incarti sono realizzati al 100% in carta naturale. Il nuovo contenitore è di per sé uno storytelling sul quale viene raccontata la sintesi del prodotto: la montagna, il luogo con le Dolomiti patrimonio dell’unesco dove si produce la pasta, la sorgente di acqua purissima che sorga in alta quota e la semola di grano duro al 100% italiana (ad eccezione del Kamut Khorosan). Gamma rivista negli assortimenti e nei formati che si presentano su tre linee principali che si differenziano tra loro anche cromaticamente: originale (marchio rosso), biologica (marchio verde), speciale (marchio grigio). Ma la sostenibilità è ricercata anche sugli approvvigionamenti di energia, dove quella elettrica proviene interamente da fonti rinnovabili. «Abbiamo fatto questo percorso di cambiamento — spiega ancora il ceo — liberi da sovrastrutture, lontani dal rumore di fondo, con il coraggio di essere noi stessi, lasciando che la pasta parli di noi, con il nostro stile. Una scelta fatta con il cuore, per un futuro migliore».

Article Name:Felicetti, la pasta è pronta per la quinta generazione

Publication:L'Economia

Section:ECONOMIA& POLITICA

Author:Di SEVERINO SALVEMINI

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