Legami a tavola in nome della Serenissima
- Walter Pittini
- 8 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Nasce «510», nuova serie di piatti che suggella la venezianità di Geminiano Cozzi e del Gran Caffè Quadri.
PR GUSTO
8 novembre 2025
A cura della redazione

Uniti Al Gran Caffè & ristorante Quadri, a Venezia, davanti alla tavola imbandita con la nuova serie «510» di Geminiano Cozzi, da destra Raffaele Alajmo, Antonio Tognana, Tamara Tognana e Massimiliano Alajmo Ieri e oggi Da sinistra, della serie «510» di Geminiano Cozzi, i motivi Chinesi Fiori Finiti, Leon Rosso, Feston blu. Sotto, un «vaso da giacio» del 1780: un esemplare è conservato a Ca’ Rezzonico
Sui tavoli vestiti con semplicità del Gran Caffè Quadri spiccano piatti i cui motivi, diversi, percorrono la falda solo a metà. C’è un che di antico in quei decori, subito smentito da quella «cancellatura» che fa emergere il rigore contemporaneo della forma bianca. Infatti è così. Perché quei piatti immaginati oltre due secoli fa, rinascono per festeggiare un doppio anniversario: i 250 del Quadri, oggi sotto la guida dei fratelli Alajmo, e i 260 anni di Geminiano Cozzi, storica manifattura veneziana di porcellane. Che nella realtà, di anni ne ha molti meno: caduta nell’oblio a pochi decenni dalla nascita, è tornata in vita in tempi recenti per merito di Tonino Tognana, su spinta della moglie Tamara. Con un gesto dettato dalla pura passione.
«Geminiano Cozzi fu un visionario: arrivato da Modena a Venezia, nel 1765 creò dal nulla una manifattura che arrivò ad avere 70 dipendenti, sei forni di cottura e un negozio a Cannaregio. Talmente moderna da produrre già allora il normale assortimento, affiancato da serie su commessa create per le famiglie nobili», rievoca Tonino Tognana, mettendo a fuoco la connotazione del marchio, identica anche oggi. A cui si affiancava la ricerca strenua della qualità: «Cozzi aveva scoperto vicino a Vicenza una cava di caolino, che una volta cotto creava una porcellana molto più bianca e resistente, di quella per esempio di Limoges. E se la accaparrò acquistandola». Peccato che la sua morte improvvisa decretò in breve tempo la fine dell’attività. E qui, con un salto di quasi due secoli, entra in gioco Tonino Tognana, che da imprenditore in questo ambito per tradizione familiare ma soprattutto da collezionista di porcellane, di questa manifattura era da sempre innamorato.
Decidendo di acquisirla.
«Eppure, malgrado tutto, giaceva lì, seppellita nelle carte della compravendita. Lo scoprii quasi per caso da appassionata di questo che è noto come un marchio ambitissimo per i pochi pezzi che circolano alle aste. Ma mio marito del rilancio non era convinto», rievoca Tamara Tognana. Inizia così l’opera di persuasione. Portata a termine grazie alla chiave di volta di una grande mostra a Ca’ Rezzonico nel 2016: «Interpellai il direttore del museo proponendola e alla fine la organizzammo reperendo 650 pezzi storici sparsi tra musei e privati. Fu un successo incredibile», rievoca lei. «Risultato: quella ricerca diventò il nostro database a cui attingere per i “nuovi” decori», racconta lui, spiegando il lavoro di scansione degli originali per predisporre sia gli stampi sia il motivo, riproducendo con tecniche moderne tutte le sfumature come fossero fatte a mano. «Altre finiture invece lo sono. Con la difficoltà di trovare chi sappia replicare oggi la qualità di allora».
Le Striche, diventato nel tempo il motivo più noto, il Feston e Cadena, in oro con foglie di glicine, e le Carte da Zogo, decorato appunto con le carte da gioco: i primi 3 motivi reintrodotti attestano dal nome l’amore per la venezianità. Così come il rinfrescatoio, intrigante oggetto del passato: «É il “vaso da giacio”, usato come ghiacciaia per frutta e bottiglie ai ricevimenti nobili. Un originale d’epoca è esposto oggi al museo di Ca’ Rezzonico». E poi tanti altri decori, ripresi in questo decennio di successi crescenti. A cui oggi si aggiunge il 510, nome della serie creata con gli Alajmo, somma dei due anniversari da celebrare, che si compone di 3 decori diversi e più pezzi da combinare tra loro: «Leon Rosso, motivo nato per la famiglia Piovene, Feston Blu, che in archivio era chiamato Blu e oro, e il Chinesi Fiori Finiti, dalle influenze orientali». Tutti ripresi solo per la metà della falda: «Idea che ci è venuta vedendo dei piatti vintage, dai decori un po’ consumati dal tempo», racconta Raffaele Alajmo. «Sono oggetti che proiettano in un’altra dimensione del tempo. E raccontano il passaggio tra passato, presente e divenire», commenta Massimiliano Alajmo.
Il presente di Geminiano Cozzi si divide tra collezioni storiche, nuove, e il su misura di cui i Tognana vanno fieri: «Dal servizio con il Cavallino che ci chiese Montezemolo per i dirigenti della Ferrari a quello che disegnammo per una signora che voleva ritrarre i suoi cagnolini». E si potrebbe proseguire. Il futuro è aperto, i progetti tanti: «Mi piacerebbe sbarcare in Inghilterra, per sfidare le loro porcellane». Ma forse andare lontano non serve, basta solo viaggiare nell’archivio.

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