«Rallentiamo, gli abiti hanno bisogno di tempo»
«Rallentiamo, gli abiti hanno bisogno di tempo»
Corriere della Sera
2 Feb 2026
Dal nostro inviato a Dubai Gian Luca Bauzano
Riappropriarsi del tempo di riflettere e scegliere. Anche quale abito indossare. «La nostra quotidianità ormai è contraddistinta da un bombardamento di immagini. Dal continuo scrollare i profili social. La moda, le collezioni, ogni singolo abito hanno invece bisogno del tempo per essere metabolizzati da chi li compra e poi indossa». Il senso che Lorenzo Serafini ha voluto dare alla collezione Alberta Ferretti sfilata ieri sera in apertura della Dubai Fashion Week. Una sfilata effetto slow motion, così l’ha immaginata lo stilista, da due anni direttore creativo del marchio. Un sentire evocato dai lunghi abiti in passerella, leggere e morbide strutture in chiffon con volant che avvolgono il corpo, sembrano le increspature delle onde del Golfo, i colori sono sabbia, oro, rubino e melogratestimone, no slanciano la figura verso l’alto. Quasi a voler toccare il cielo, come la torre del Burj Khalifa che in lontananza domina il Dubai Design District dove si svolge l’evento. La voce della creatività Made in Italy è l’ospite d’onore di una manifestazione oggi simbolo di un mercato maturo, cioè attento alla qualità e all’heritage dei marchi: tradotto in cifre per il 2025, un giro d’affari complessivo nei Paesi del Golfo pari a 13 miliardi di dollari Usa e con una crescita stimata di circa un +70% entro i prossimi 10 anni.
«Dubai è un crocevia culturale tra i più dinamici al mondo — sottolinea Serafini —. Oggi questa città rappresenta un luogo di trasformazione profonda. Il ruolo e la visibilità delle donne qui stanno cambiando con decisione».
Il volto di Alberta Ferretti, seduta in prima fila, si illumina quando alla fine dello show Serafini esce a salutare il pubblico entusiasta.
Due anni fa gli ha passato il decidendo di defilarsi dai riflettori. Nella collezione c’è il dna del marchio, ma forte si impone il nuovo e consolidato corso. Tailleur con giacchine dal fascino vittoriano, dalle spalle importanti e dalla vita segnata da baschine, abbinate a lunghe gonne alla caviglia o a pantaloni dalla silhouette soft. Ma anche i trench in agnello o anguilla o gli abiti a colonna in velluto o ricoperti di cristalli. La collezione sfilata a Dubai anticipa le passerelle internazionali per l’inverno 2026/2027. «Ogni capo nasce da un elaborato studio creativo così come la successiva realizzazione artigianale. Un lavoro complesso che oggi purtroppo dopo la sfilata si consuma in un periodo brevissimo — dice Serafini —. Invece va valorizzata così come la nostra manodopera artigianale, nostra eccellenza da tutelare».
Da tempo lo stilista rifletteva su come trovare un’alternativa alla velocità delle passerelle come quelle del fitto calendario milanese. «La scelta di sfilare a Dubai ora e poi di proporre i capi durante una presentazione a Milano tra poche settimane, è la risposta a quell’approccio più riflessivo di cui parlavo. Serve ad ridare una nuova centralità all’abito»: l’appuntamento è a Milano con una presentazione il 24 febbraio a Palazzo Donizetti, il quartier generale Ferretti. «Stagione dopo stagione il mercato si è saturato. Esasperato da un susseguirsi troppo rapido di linee di accessori, di capsule — prosegue Serafini —. Ormai si è spostata l’attenzione solo su quelli. Ma se non si ritorna a focalizzarsi su ciò che indossiamo la moda perde il suo significato». La moda, quindi, si è assopita. Va risvegliata? «La recente scomparsa di Valentino ha chiuso il primo capitolo della storia del Made in Italy. È stato l’ultimo dei grandi visionari, il suo approccio mi ha molto influenzato, gli sono grato. Forse sono l’ultimo romantico, come ho detto. Ma è necessario sognare. Continuare a farlo».
Alberta Ferretti apre la Fashion Week negli Emirati Arabi. Serafini: «Qui le trasformazioni più profonde»
Article Name:«Rallentiamo, gli abiti hanno bisogno di tempo»
Publication:Corriere della Sera
Section:Cronache Moda
Author:Dal nostro inviato a Dubai Gian Luca Bauzano
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