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L’armadio di famiglia


Zegna apre la Fashion Week di Milano con capi fatti per restare. «Insostenibile pensare che spariscano in poche stagioni». Il ritorno di Ralph Lauren

  • Corriere della Sera

  • 17 Jan 2026

  • di Paola Pollo

L’ex palaghiaccio di via Piranesi diventa per Zegna un armadio. L’armadio di famiglia. Da lì escono i modelli, come in un gesto quotidiano: si apre un’anta, si sceglie un capo, ci si veste. Gli ospiti — da Mads Mikkelsen a Roman Coppola, James Norton, Lee Pace e il nuovo ambassador William Chung — curiosano tra le ante prima di sedersi. «Spesso ci si interroga sul senso del proprio lavoro», racconta Alessandro Sartori, lo stilista. «Su quello che facciamo e sul valore che diamo alle cose». Per chi disegna abiti, la domanda è inevitabile. «Siamo innamorati dei vestiti — aggiunge — e proprio per questo non possono essere superficiali. Quando un capo nasce da ore di lavoro e mani esperte, l’idea che possa sparire dopo poche stagioni diventa insostenibile. Pensare che finisca così è triste».

Da qui una visione del lusso come permanenza, non consumo. Abiti da tenere, da riconoscere. «Possiamo anche fare di meno — continua Sartori — ma usare quelle stesse mani e quelle stesse ore per fare meglio».

Questa riflessione ha anche una radice personale. Il padre di Sartori è morto quando lui aveva quattordici anni. Lo ha riscoperto più tardi, attraverso i suoi vestiti, riconoscendo dettagli che tornavano nelle fotografie. Alcuni di quei capi li conserva ancora. «Sono pezzi che tengo per quello che rappresentano».

Nascono così i nuovi classici: non nostalgia, ma riscrittura. Le giacche doppiopetto diventano costruzioni a tre bottoni orizzontali, con un bottone a tre fori appena brevettato. Le spalle sono squadrate ma leggere, le lunghezze si allungano, il volume si sposta dietro per lasciare davanti una linea pulita. «Prendiamo criteri di costruzione che arrivano da allora — spiega Sartori — ma li usiamo per domani».

In collezione convivono capi nuovi e pezzi di cinque anni fa, in armonia perfetta. L’abito deve essere architettura solida, capace di durare mentre materiali e superfici evolvono. Dettagli come le tasche che dialogano con il rever o la giacca «Conte», trasformabile in caban o outerwear in pelle, nascono da questa logica e raccontano storie di ieri e di oggi. I materiali seguono la stessa idea: lane sottilissime, cashmere leggero, seta, flanelle, cotoni-lana. Le grafiche sembrano jacquard ma sono stampate, per alleggerire senza perdere profondità. E la sfilata mette in scena il gesto originario: i modelli entrano in vestaglia, si vestono, escono. Come il primo completo, quello di Ermenegildo Zegna, che accoglie all’entrata dello show, realizzato da un sarto torinese. «Quello per noi è l’abito numero uno». Recuperati negli armadi di famiglia, questi capi diventano memoria viva. Perché il vero lusso non è la novità. È il tempo. Ralph Lauren torna a Milano e concentra il suo mondo in pochi segni chiari. In passerella la storia continua: i ragazzi di Polo sono diventati uomini. Indossano smoking e completi sartoriali in velluto e pelle, ma conservano lo stesso atteggiamento disinvolto di quando andavano al college. Il maglione arrotolato al collo resta un gesto naturale. L’orso riappare come memoria degli anni più leggeri, tra jeans strappati, camicie a quadri e texani.

«Ho iniziato con una cravatta, ma non si è mai trattato solo di una cravatta, bensì di uno stile di vita», dice Ralph Lauren. In prima fila siedono da Liam Hemsworth a Henry Golding, Tom Hiddleston, o Colman Domingo e Mark Lee: generazioni diverse riunite dallo stesso immaginario.

La sfilata si apre con Polo: workwear, maglieria e capispalla trapuntati riletti con proporzioni rilassate e colori

Il designer americano «Ho iniziato con una cravatta, ma non si è mai trattato solo di una cravatta»

pieni. Il tailoring resta elegante senza rigidità. «Mi sono sempre ispirato alla tradizione senza tempo, senza mai esserne vincolato». Con Purple Label il racconto si fa più preciso: giacche in cashmere, capispalla funzionali, eveningwear impeccabile. Dettagli come fibbie fatte a mano e gioielli in argento con turchesi entrano senza forzature.

Article Name:L’armadio di famiglia

Publication:Corriere della Sera

Section:Cronache

Author:di Paola Pollo

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