La moda non va più di moda
- Walter Pittini
- 5 feb
- Tempo di lettura: 3 min
¢omila Uno, nessuno
La moda non va più di moda, dicono Dolce e Gabbana Così ogni look è diverso dall’altro: un inno all’individualità
Corriere della Sera
18 Jan 2026
Di Paola Pollo
Dolce & Gabbana, attraverso The Portrait of Man, esplorano un universo maschile fatto di molteplici personalità e interrogano la passerella sull’individualità come valore centrale. È una riflessione condivisa, che nasce dal dialogo continuo tra Stefano Gabbana e Domenico Dolce, dal loro osservare il presente e metterlo in discussione. «Secondo Domenico e me», spiegano, «la moda non va più di moda», perché non esistono più tendenze uniche capaci di definire un’epoca. In un mondo che tende a uniformare tutto, ciò che emerge con forza è invece «il desiderio di identità».
La sfilata si costruisce così come una sequenza di ritratti, un’istantanea dell’uomo colto nella sua quotidianità, dalla mattina alla sera, senza forzature. Non c’è un modello dominante, non c’è un’estetica da replicare. «Non esiste un solo modo di essere uomo», affermano, «esistono infinite possibilità». Ogni uscita è diversa dall’altra, come le persone che si incontrano camminando per strada, tutte unite da un sentire contemporaneo ma profondamente diverse tra loro.
In passerella sfilano uomini che raccontano gusti, età e atteggiamenti differenti. C’è il ragazzo con i boxer e gli anfibi, accanto al giovane uomo che indossa un completo di velluto dalle nuove proporzioni, aggiornate ma sempre legate a un’idea di eleganza che non prevede scorciatoie. Ci sono ragazzi che escono in vestaglia, trasformando l’intimità in gesto pubblico, e altri che scelgono cappotti dal gusto più sofisticato. La tuta convive con il gessato, il denim con il doppio petto di velluto, il casual con il formale.
«Ognuno ha il suo gusto», raccontano Dolce & Gabbana, «ognuno merita il suo ritratto, il suo modo di essere». Il Dna della casa è sempre presente, riconoscibile, ma calato nel mondo di oggi. La sartorialità resta il filo conduttore, imprescindibile, alternandosi con naturalezza alla maglieria, al denim, ai look casual e sportivi. Non è una collezione indecisa né un esercizio di accumulo: è una scelta precisa. «Ci siamo seduti e abbiamo detto: guardiamoci intorno», spiegano, «lasciamo perdere le tendenze, le sfilate, le capitali della moda. Guardiamo la realtà com’è».
Anche la presenza degli ospiti in prima fila rafforza questo racconto corale. Personalità come Benson Boone, Haein Jung, Kerem Bürsin, Lucien Laviscount e Claudio Santamaria siedono in prima fila in un mosaico di volti e storie che rispecchia la pluralità raccontata in passerella. Certo, la libertà porta con sé anche il rischio dell’eccesso e del cattivo gusto, ma fa parte del tempo che viviamo. Dolce & Gabbana non cercano di correggere ma di leggerla attraverso il proprio sguardo. «Abbiamo fatto focus su quello che piace a noi», dicono, «abbiamo cercato di tirare fuori il meglio che potevamo tirare fuori da noi». The Portrait of Man è un manifesto di libertà che non chiede di essere seguito, ma compreso. Non propone una direzione unica, ma offre uno spazio in cui riconoscersi. In sintesi: è una collezione che non lascia indecisi».
Sulle nevi di Dsquared2 sfilano ragazzi in jeans ghiacciati, maxi piumini e maglie da hockey. Corrono sull’acqua, emergono dalla nebbia, spingendosi oltre il limite. La montagna diventa il loro territorio: sport, sottoculture e radici canadesi si mescolano a nuove tecnologie e visioni future. Tra shearling, nylon tecnico e volumi over, lo show racconta un’energia impavida, istintiva, senza compromessi. Made in Canada (apre e chiusi la star canadese Hudson Williams) nello spirito dei due gemelli, Dean e Dan che escono salutando gli ospiti sulle spalle di due modelli.
Dalle nevi del Canada alle acque della Groenlandia con Satoshi Kuwata, stilista di Setchu, e la sua passione per la pesca. Un hobby che diventa metodo: viaggiare verso mari lontani per osservare e comprendere culture e tradizioni. La Groenlandia, a questo giro, non per politica ma per rispetto. Un paese dove gli abiti nascono dalla necessità: pelle di foca, costruzioni interne, nessuno spreco. Da qui prende forma la collezione: volumi scolpiti, pieghe che evocano montagne e vallate. E Satoshi, il pescatore, prima che lo show abbia inizio esce e «si» spiega, srotolando una borsa che è una gonna o uno zaino che si trasforma in un cappotto contro i freddi più terribili.
Paul Smith non ha semplicemente rivisitato il passato: ha firmato una «sorvolata autentica» sugli anni Ottanta e Novanta che hanno definito la sua moda maschile. Dal suo archivio personale di 5.000 pezzi, Smith ha selezionato capi che dialogano con la memoria senza fermarsi al ricordo: proporzioni riviste, tessuti più fluidi, eccentricità nascoste. Come dice lui stesso, «vedere questi capi con occhi nuovi è come riscoprire la mia storia». Le foto stampate di suo padre, fotografo, hanno aggiunto una dimensione intima e personale alla presentazione.
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Publication:Corriere della Sera
Section:Cronache Moda Le Sfilate Di Milano
Author:Di Paola Pollo
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