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Mani e relazioni: «Mostriamo ai clienti cosa c’è dietro l’abito»

Mani e relazioni: «Mostriamo ai clienti cosa c’è dietro l’abito»

De Matteis di Kiton: apriamo in Montenapoleone

  • Corriere della Sera

  • 14 Jan 2026

  • DA UNA DELLE NOSTRE INVIATE M. T. V.

FIRENZE «Abbiamo intitolato questa collezione “La verità del fare” perché adesso c’è tanto bisogno di trasparenza, si deve mostrare che cosa c’è dietro un prodotto: purtroppo si parla poco di come lo si è realizzato oppure se ne parla solo negativamente… E invece ci sono tante aziende come la nostra che potrebbero invitare chiunque a visitare i propri siti produttivi». Totò De Matteis è l’amministratore delegato di Kiton, l’azienda di Arzano — interprete nel mondo dell’alta sartoria napoletana — di cui parla con passione. Nipote del fondatore, la porta avanti con Maria Giovanna Paone (presidente e responsabile della linea donna), figlia del visionario ed elegantissimo Ciro Paone che nel 1968 cominciò la sua avventura, già convinto che l’alta artigianalità e il Made in Italy fossero valori da salvaguardare e da tramandare alle nuove generazioni.

«Possedere la catena produttiva, averne il controllo, è un plus che va fatto conoscere, perché dietro un abito, una camicia, ci sono le mani, ci sono persone, le relazioni. C’è un modo di fare che è importante comunicare», racconta l’imprenditore e annuncia l’apertura della boutique Kiton a settembre in via Montenapoleone (la seconda nel Quadrilatero). «Per noi la vetrina più importante perché il mondo passa da lì», racconta nello stand KNT (Kiton New Texture), il brand giovane dal tocco più sportivo portato avanti dai suoi gemelli, Mariano e Walter.

L’azienda familiare è diventata un valore aggiunto? «Credo che a essere importante sia ancora la visione dell’imprenditore. Mio zio ci ha insegnato che oltre al prodotto, all’innovazione, bisogna prestare molta attenzione alla qualità di vita, al benessere dei nostri collaboratori, dei nostri artigiani. La sua è stata un’idea di azienda molto sociale dove il welfare si realizza ogni giorno».

Dei circa 1.000 dipendenti, oltre la metà sono esperti artigiani, presenti nelle cinque sedi produttive e nei negozi nel mondo (l’ultima acquisizione è il lanificio Barbera di Biella). «L’età media è di 36 anni; era di 55 quando zio Ciro avviò la scuola di formazione dei giovani artigiani e oggi abbiamo una presenza femminile del 50%, un traguardo che rende orgogliosi perché siamo stati tra le prime aziende a essere state certificate per la parità di genere».

Che cosa può fare il governo di fronte alla prospettiva della carenza di personale? «Lo zio non ha aspettato una legge per avviare la scuola di formazione: era convinto che sarebbe stato il più grande investimento che si potesse fare. Il nostro obiettivo è di avere un giovane sarto in ogni negozio Kiton del mondo, dove si parla di qualità e non di lusso».

L’abito doppiopetto nei tessuti più pregiati — la lana più sottile, 12,8 micron, cashmere e vicuña — resta il simbolo del brand. «Il pantalone si riproporziona, è più morbido sul bacino e nella gamba, ma eleganza e discrezione sono nel dna dei nostri clienti, che sono molto più maturi, attenti al dettaglio, ma anche al servizio. Il rapporto con i vestiti si fa più intimo e il ruolo degli imprenditori è tornato a essere un valore aggiunto che dà credibilità e pregio al brand. E per far sentire i clienti in un’atmosfera di rapporto più personale stiamo ristrutturando l’headquarter di New York con showroom e negozi, che sarà pronto tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Ricrea l’ambiente caldo di Palazzo Milano e si potrà anche mangiare un piatto di spaghetti».

Gli Stati Uniti sono il vostro primo mercato, il secondo è l’europa e poi c’è l’asia. Non vi preoccupano gli annunci choc di Trump? «Se guardiamo come è incominciato il 2026 ci mettiamo le mani nei capelli. Ma non puoi bloccare gli investimenti perché le aziende non possono fermarsi, certamente bisogna stare molto attenti e poi in azienda è già entrata la terza generazione». Come vede il futuro? «Le preoccupazioni ci sono, bisogna essere vigili, ma io sono un ottimista. Il 2025 è stato un anno importante per i nostri 70 negozi diretti con una crescita a doppia cifra e questo ci infonde fiducia; nonostante le difficoltà che stanno vivendo i whole-sale e i deparment store, chiudiamo l’anno a 230 milioni, con un

più 3-4%».

Article Name:Mani e relazioni: «Mostriamo ai clienti cosa c’è dietro l’abito»

Publication:Corriere della Sera

Section:Cronache

Author:DA UNA DELLE NOSTRE INVIATE M. T. V.

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