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«Per essere credibile devi essere vero»


Apre il salone delle collezioni maschili. Cucinelli: «Un uomo più sportivo, ma chic. Dobbiamo dare ascolto ai giovani» Marenzi (Herno): «Connessione fra trasparenza e qualità»

  • Corriere della Sera

  • 13 Jan 2026

  • Dalla nostra inviata Maria Teresa Veneziani

FIRENZE L’uomo non si accontenta più: riconosce il valore di un abito realizzato con tessuti pregiati e un taglio che esalta la figura conferendogli un’eleganza rilassata nei vari momenti della giornata. È la fotografia che emerge dalle collezioni autunno inverno 2026-27 di Pitti Uomo n. 109, che si apre oggi a Firenze (fino al 16). Gli spazi alla Fortezza da Basso per gli espositori (770, il 44% stranieri) sono stati tutti venduti, il che costituisce un indizio confortante per il settore, che sta vivendo un momento di crisi unanimamente riconosciuto. «Questi 4 giorni, con la Milano Fashion Week, danno vita alla settimana della moda maschile più influente nel panorama mondiale», ripetono gli imprenditori che non cedono al pessimismo, convinti che di eleganza come di bellezza non si possa fare a meno.

«Abbiamo definito il nostro protagonista un esploratore contemporaneo. Sempre vestito bene, indossa il pantalone cargo con la cravatta e il bomber, il denim con la giacca particolarmente bella. È un uomo un po’ più sportivo ma chic», racconta Brunello Cucinelli, leader assoluto del nuovo stile maschile italiano, fresco del successo del docufilm sulla sua avventura girato da Giuseppe Tornatore. «Contavo molto sulla poesia di Giuseppe: se sei un giovane il film ti fa capire che ci puoi provare», spiega l’imprenditore, consapevole del fatto che nell’era degli influencer il saper raccontare con autorevolezza la propria storia conta anche più della sostenibilità tanto apprezzata negli ultimi anni. «C’è un cambio nelle coscienze e una presa di posizione che non riguarda solo la moda. Significa che abbiamo capito che dobbiamo cambiare, dobbiamo fare attenzione a tutto. Ottocento anni fa San Francesco scrisse le Lodi al Signore e lo consideravano matto — ragiona —. In realtà per me ha scritto il primo contratto sociale e l’ha fatto con il Creato, perché parlava di sorella acqua, sorella luna, fratello sole. E noi ora di che cosa ci dobbiamo preoccupare? Delle montagne, degli animali e dell’essere umano». Ce la possiamo fare? «Certo, ma dobbiamo cambiare i paradigmi, dare ascolto ai giovani che sono particolarmente sensibili verso i grandi temi. Ma per essere credibile devi essere vero. Oggi se dici qualcosa finisce sui social. La mattina apri il telefono e ti senti partecipe delle guerre». Sul rapporto di fiducia del brand con il consumatore (ma anche tra buyer e azienda) si gioca il futuro della moda osservava il Financial Times. E Pitti è il luogo delle relazioni: «I compratori arrivano a Firenze per ispirarsi su come pensare collezioni e vetrine. La giacca è un centimetro più lunga, micro-fantasie dal gusto British sempre fuse. I colori sono neutri, dal bianco che combini con il marrone ai cammelli con i beige, ma fondamentale nella nostra cultura è come misceli i capi e i colori, e quindi annetto un valore altissimo al modo di fare l’outfit che poi è l’insegnamento di Ralph Lauren, che dopo 20 anni torna a sfilare in Italia. Ecco perché penso che l’uomo tornerà volentieri nel negozio per farsi consigliare da un bravo venditore», chiude Cucinelli.

«In questo mondo sempre più digitale, il consumatore è in grado di scoprire quanto la tua storia corrisponda alla realtà e in questo senso la presenza della famiglia nell’azienda ha riacquisito valore — conferma Claudio Marenzi al Pitti con la sua Herno, fondata dal padre —. L’idea che spendere di più garantisca una qualità superiore e una tranquillità etica hanno vacillato, c’è una connessione tra trasparenza e qualità».

«Noi siamo una manifattura di confezione e questo ci permette un bilanciamento tra qualità e prezzo, tornato molto importante — osserva l’imprenditore —. Siamo un luxury sportwear con capi tran-stagionali per far sì che acquisiscano sempre più valore. Sono realizzati sia con tessuti preziosi, come cashmere e seta, sia con fibre sintetiche, meno preziose ma molto performanti».

Anche Giovanni Bianchi, quarta generazione di Lubiam, direttore creativo di Luigi Bianchi Sartoria e L.B.M. 1911, parla di un formale più casual che si adatta ai momenti d’uso, «quindi la voce sartorialità deve girare un po’ in tutte le categorie, inclusa la field jacket in misto cashmere». L’elemento fondamentale della moda oggi è la «mano morbida e leggera»: «I revers della giacca si fanno più importanti con il ritorno della picchettatura a sottolineare la manualità, ma sotto, a dare un’immagine un po’ più casual, al posto della camicia c’è un lupetto in maglia».

«La gente cerca prodotti belli realizzati da aziende serie — sottolinea Bianchi —. E un’azienda solida con la famiglia alle spalle è diventata importante anche per i negozianti, che hanno bisogno di sentirsi supportati».

Article Name:«Per essere credibile devi essere vero»

Publication:Corriere della Sera

Section:Cronache

Author:Dalla nostra inviata Maria Teresa Veneziani

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