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MODA INDUSTRIA

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I VESTITI NUOVI DEL LUSSO ITALIANO M&A E MANAGER PER RIPARTIRE

  • L'Economia

  • 26 Jan 2026

  • Di DANIELA POLIZZI

Dopo le sfilate milanesi prevale l’ottimismo ma serve un cambio di passo in logica imprenditoriale. Fra riassetti e acquisizioni è partito il ballo delle nomine: quasi tutte made in Italy. Le mosse da Zegna a Kering

Ècalato il sipario sulle sfilate milanesi delle collezioni uomo, primo appuntamento per l’industria del lusso di un anno che dovrebbe segnare la ripartenza del settore. A fare la sintesi nel dopo passerelle è Gildo Zegna, presidente esecutivo dell’omonimo gruppo del tessile e dell’abbigliamento di pregio. «Il fashion show ha rappresentato un ulteriore segnale della forza di Zegna e del momento estremamente positivo che il brand vive a livello internazionale— dice —. La risposta dei buyer e degli ospiti è stata superiore alle aspettative del gruppo. Dopo Shanghai, New York, Dubai e Miami, l’arrivo a Milano di Villa Zegna nella settimana della fashion week ha assunto un valore particolarmente simbolico, rafforzando il legame tra il nostro heritage e la visione contemporanea del lusso». Zegna guarda a un 2026 con atteggiamento positivo dopo la riorganizzazione della governance, segnata dalla promozione a ceo di Gianluca Tagliabue e dalla nomina di Edoardo e Angelo Zegna a co-ceo del marchio. Tutti gli industriali italiani hanno uno sguardo più ottimista, anche se il contesto sui mercati non è dei più favorevoli. Si incrociano le tensioni geopolitiche con l’attenzione alla spesa, anche da parte dei consumatori facoltosi. Il mercato del lusso quest’anno dovrebbe registrare una crescita tra il 3 e il 5% nelle analisi di Bain & co., che sottolinea come tutte le aziende abbiano aperto grandi cantieri trasformativi per migliorare la disciplina finanziaria e trarre vantaggio dall’ai. L’incertezza viene dai mercati, scrivono gli analisti di Unicredit Institute, ponendo l’accento sul fatto che quasi i tre quarti dei fatturati dei grandi gruppi sono generati al di fuori dell’europa, cioè dove più si sta consumando il confronto con dazi e ritorsioni commerciali.

Riassetti

Malgrado il contesto, l’industria italiana del lusso sta dimostrando di saper fare mosse coraggiose, convinta che è nei momenti sfidanti che bisogna agire, anche se non si posseggono i grandi capitali di molti concorrenti esteri. Proprio quei grandi conglomerati hanno varato riassetti profondi e messo in vendita marchi. Così il gruppo Prada ha comprato Versace per 1,25 miliardi, affidandone la guida al presidente esecutivo Lorenzo Bertelli. Ma anche aziende più piccole hanno colto opportunità. Il gruppo Damiani ha rilevato Baume & Mercier dal colosso Richemont, portando così il marchio in Italia. E così ha fatto Morellato acquistando la distribuzione in Italia di Fossil Group. Nella sua analisi European branded goods, Mediobanca per i gruppi nazionali vede come punto di forza

Non solo Prada con Versace: hanno fatto shopping anche i più piccoli, come Damiani con Baume & Mercier o Morellato

per la ripresa la capacità artigiana dei gruppi italiani, in particolare di nomi come Cucinelli. Ma un ingrediente chiave dell’industria italiana è stata la capacità di formare manager che ora vengono chiamati dalle grandi realtà estere impegnate nella ricerca di una strategia di rilancio. Mai come in questo momento è stata vorticosa la campagna di ingaggi di manager, cosa che corre in parallelo con l’ondata precedente di rinnovamento nelle direzioni stilistiche. Segno, spiegano gli esperti, che c’è un ripensamento delle logiche nella gestione del business imposto dal mercato. Da qui la scelta di rivedere alcune prime linee, attingendo spesso a manager italiani, non solo da moda e lusso ma anche da altre industrie. In questo senso, protagoniste sono state proprio le conglomerate francesi del settore, convinte che non bastano capitali e forza finanziaria per far tornare a correre il lusso.

Cantieri

In Kering il cantiere è stato aperto da Luca De Meo, l’ex vertice di Renault, chiamato da François-henri Pinault per inserire il gruppo in una prospettiva nuova, convinto che occorra superare il confine tra lusso e industria. Che sia necessario insomma applicare anche a questo mondo — che si pensava immune dagli andamenti del mercato — le logiche di altri settori. De Meo lo spiegherà a Firenze il 15 e 16 aprile, nella presentazione al mercato del nuovo piano denominato (non ancora ufficialmente) Reconkering. Intanto il manager italiano, ora trasferito a Parigi, è andato ad attingere dalla stessa Renault alcuni profili operativi, dopo la nomina di Francesca Bellettini, già vice direttrice generale del gruppo, come presidente e ad di Gucci, il marchio che registra il lavoro più intenso. Dal mondo dell’automotive De Meo ha reclutato Gianluca De Ficchy, cfo del brand fiorentino. A dicembre Kering ha arruolato Giovanni

Moncler rafforza la governance con il ceo Rongone, Pinault con De Meo recluta dirigenti dal mondo auto

Perosino da Maserati. Come senior vice president marketing riporta a Dario Gargiulo, altro italiano al vertice, e lavora come chief client, marketing and commercial officer di Gucci. Perosino ha un’esperienza di oltre 25 anni nella strategia di branding e marketing e ha ricoperto ruoli di vertice in Fca, Audi e Lamborghini. L’ultimo ingaggio, non ancora ufficiale, è quello di Fedele Usai, oggi managing director in Dolce & Gabbana, con precedenti esperienze in Condé Nast Italia e come responsabile della comunicazione di Fiat durante l’era Marchionne.

Bernard Arnault aveva preceduto Pinault in autunno nominando Pietro Beccari, già a capo di Louis Vuitton, anche ceo della divisione Fashion Group della quale fanno parte Celine, Givenchy, Pucci, Patou, Kenzo, Marc Jacobs e Loewe. Beccari ha preso il posto di Sidney Toledano, figura storica del gruppo francese. Si è rafforzata così la scuderia di dirigenti italiani nel lusso globale. Anche tra le aziende nazionali c’è movimento. In Moncler si è aperta una nuova fase per rafforzare la governance in vista della nuova crescita su mercati complessi. Da un anno l’imprenditore Remo Ruffini, che ha il 18,2%, stava riflettendo su come dare più robustezza al gruppo, aggiungendo competenze. Ha scelto Bartolomeo Rongone come nuovo ad di Moncler. Il manager lascerà la guida di Bottega Veneta, marchio di Kering, per prendere il posto oggi ricoperto da Remo Ruffini che diventerà presidente esecutivo. Ruffini resta responsabile della direzione creativa e avrà al suo fianco un manager con un lungo cursus tra Kering e Lvmh.

Article Name:MODA INDUSTRIA

Publication:L'Economia

Section:FINANZA & IMPRESE

Author:Di DANIELA POLIZZI

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