«Dobbiamo ripensare il nostro modo di produrre»
- Walter Pittini
- 5 feb
- Tempo di lettura: 3 min

Dopo un 2025 difficile, il settore sta affrontando un cambio di passo La «ricetta» in apertura del salone: bellezza, sostenibilità e legalità
Corriere della Sera
14 Jan 2026
Da una delle nostre inviate Maria Teresa Veneziani
«Siamo il Paese del Rinascimento e dobbiamo essere la nazione del Rinascimento industriale nell’occidente. E Pitti, il Salone della moda maschile che apre l’anno del Made in Italy, guida la ripartenza del comparto, che vuole lasciarsi alle spalle un 2025 contrassegnato da conflitti combattuti, ad Est come a Sud, e conflitti commerciali, perfino all’interno dell’occidente, anche se abbiamo resistito meglio di altri…». Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parla alla cerimonia inaugurazione di Pitti Uomo n. 109 alla Fortezza da Basso di Firenze. Oggi come 70 anni fa, quando nel giardino Torrigiani (era il 12 febbraio 1951) il marchese Giorgini invitò i compratori americani alla prima sfilata per lanciare il
Made in Italy, Firenze torna palcoscenico dello stile e della produzione italiana; al rappresentante del governo fanno eco il governatore Eugenio Giani e la sindaca Sara Funaro. La moda deve però affrontare un cambio di passo, concordano gli interlocutori sul palco della Sala della Scherma. «Con le criticità internazionali si sono rotte le catene del valore — sottolinea Antonella Mansi, presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana —: prima le aziende avevano a disposizione un mondo aperto, si acquistava da una parte, si lavorava da un’altra e si andava a vendere da un’altra ancora. Questo meccanismo in un processo di de-globalizzazione che ci pone davanti a sempre più chiusure, con l’aumento dei costi perché è diventato difficile commercializzare, sta creando la necessità di rifocalizzare sui nostri territori filiere sufficientemente lunghe che ci consentano di essere competitivi». Un tema complesso che presuppone un cambiamento culturale. «In questa furia, è come se le fabbriche non fossero più un elemento di prospettiva, ma un retaggio del passato — continua Mansi —. Dobbiamo ritornare a pensare che per dare benessere e sviluppo abbiamo bisogno di lavoro qualificato e di una produzione che crei valore. Il futuro deve passare dal rilancio di politiche industriali che tengano conto della filiera di cui l’artigianato è parte fondante».
«In un mondo di muri occorre scavalcarli e andare a cercare nuove aree», ha aggiunto Matteo Zoppas, presidente dell’agenzia Ice. Il 2026 sarà anche l’anno dei nuovi mercati: «Il Sudamerica passerà dai dazi del 60% e del 120% a zero in pochi anni e diventerà uno straordinario mercato per i nostri marchi. Altri accordi di libero scambio sono in cantiere, con Emirati, India, fino al Sud Est asiatico e all’oceania» ha proseguito il ministro Urso, ricordando l’accordo Ue-mercosur in fase di finalizzazione. E Luca Sburlati, presidente di Confindustria
” Il ministro Adolfo Urso Il Made in Italy non è e non può essere solo il prodotto bello e ben fatto, che tutti vogliono nel mondo. Deve essere bello e ben fatto nel rispetto della legalità e della sostenibilità ambientale
Moda, fa presente che negli ultimi due anni il sistema ha perso 13-15 miliardi di fatturato «ma ora intravediamo zone di sereno e dobbiamo spingere le grandi imprese a creare un ecosistema». Ed è sempre il ministro ad annunciare la nascita della Casa del Made in Italy, che sarà aperta nelle maggiori manifestazioni per offrire supporto su investimenti (transizione 5.0 e credito di imposta) e internalizzazione. Il futuro si gioca sulle partnership tra pubblico e privato per non lasciare indietro nessuna delle 50.000 aziende italiane, contro le 35.000 francesi, ha ricordato Annalisa Areni, Head of Client Strategies di Unicredit, premiata per il supporto. «Occorre contrastare il sommerso per fare uscire la legalità e la sostenibilità del Made in Italy, proteggendolo dall’invasione di pacchi che portano nelle case prodotti realizzati senza alcuna regola», ha concluso Urso.
Article Name:«Dobbiamo ripensare il nostro modo di produrre»
Publication:Corriere della Sera
Section:Cronache | Moda | Il Pitti Di Firenze
Author:Da una delle nostre inviate Maria Teresa Veneziani
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