top of page

Informativa

Questo è un servizio offerto dall'ufficio del Dottor Walter Pittini

Via Conte Girolamo Giusso, 11/c

70125 Bari, BA, Italia

In studio sempre più dipendenti

17 nov 2025
Tempo di lettura: 3 min

I dati di Confprofessioni fotografano l’aumento di personale: +24% in dieci anni per avvocati, commercialisti, medici e tecnici, a fronte di un calo tra i proprietari dei servizi. Cresce la quota di uomini.


COMMERCIALISTA

17 novembre 2025


Cresce il lavoro dipendente negli studi, in particolare tra gli uomini, ma di pari passo con la flessione del numero dei professionisti titolari degli stessi studi. E per i dipendenti aumentano le tutele di welfare. A tracciare l’evoluzione delle dinamiche del lavoro negli studi professionali è il Rapporto di Confprofessioni sul «Il ruolo sociale dei liberi professionisti», presentato nei giorni scorsi.


Il dossier mette a confronto le dinamiche del mondo dei lavoratori dipendenti del terziario con quelle specifiche del settore degli studi professionali nell’arco di oltre un decennio dal 2014 al 2024. Grazie ai dati Istat e ai flussi Uniemens dell’Inps, l’Osservatorio delle libere professioni ha analizzato l’andamento dell’occupazione negli studi con il codice Ateco M («Attività professionali, scientifiche e tecniche»), che comprende le attività legali e di contabilità, i servizi di consulenza gestionale, le attività degli studi di architettura e ingegneria, e una parte di quelli con codice Ateco Q («Sanità e assistenza sociale»), riferita in particolare agli studi di medicina generale, a quelli specialistici e odontoiatrici e ad altri servizi di assistenza sanitaria. In pratica tutti quelli in cui si concentra la maggior parte del lavoro dipendente.


L’incremento occupazionale

Nel decennio esaminato l’occupazione negli studi è arrivata a superare il milione, passando dagli oltre 869mila dipendenti complessivi del 2014 a 1,85 milioni del 2024 (+24%). L’incremento maggiore (+21,7%) si registra negli studi delle professioni, tecniche, giuridiche e contabili che sono arrivati ad occupare 710mila persone. Nello stesso periodo l’intero comparto del terziario ha visto incrementare la base occupazionale “solo” dell’11%; certo in termini assoluti la distanza resta, naturalmente, enorme perché il settore è arrivato a occupare 18,8 milioni di lavoratori.


L’incremento, di per sé positivo, va letto però insieme con le dinamiche dei liberi professionisti, ovvero dei titolari degli stessi studi. Questi, infatti, continuano a diminuire: solo nel periodo 2019-23 (ultimo dato disponibile del Rapporto annuale di Confprofessioni) la variazione negativa è pari al -4,5% (-54.300 unità), anche se l’indagine segnala una tendenza al recupero nell’ultimo anno. «È un fenomeno che osserviamo da tempo – commenta Marco Natali, presidente di Confprofessioni – i giovani preferiscono entrare in studio non più come titolari ma come dipendenti. Sono disposti a rinunciare ai percorsi di carriera a favore di minori responsabilità e anche di un maggior equilibrio vita-lavoro». Non a caso la soddisfazione complessiva dei dipendenti, misurata dallo stesso Rapporto, sia negli studi tecnici, legali e di commercialisti che nell’area sanitaria raggiunge quote elevate: nel 40% dei casi il voto complessivo è di 7 su 10. Per Natali un’altra chiave di lettura dell’aumento occupazionale è anche nelle aggregazioni: «Seppur lentamente è in corso una crescita dimensionale degli studi che può spingere anche l’occupazione».


L’identikit

Mentre nel terziario in questi dieci anni la composizione per genere è rimasta immutata (ferma appena sotto il 55% la quota maschile), al contrario nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, si nota un leggero incremento degli uomini, saliti dal 38,2% al 42,1 per cento. Mentre negli studi medici e dentistici a crescere, di due punti percentuali, è l’occupazione femminile: qui oggi tre su quattro dipendenti sono donne. E non a caso è qui che la quota di part-time risulta più elevata: 29,4% contro il 19,6% degli altri studi e il 17% dell’intero comparto.


I giovani

Il personale però sta invecchiando: anche se avvocati, ingegneri, architetti, consulenti del lavoro e contabili riescono ad attrarre percentuali più alte di giovani fino a 34 anni rispetto al totale (32,7% contro il 24,4%), nel decennio hanno perso 2,3 punti percentuali in questa fascia (e sette punti in quella da 35 a 44 anni). Gli over 55 erano uno su dieci nel 2014, ora sono quasi due su dieci.


Il welfare

I dipendenti hanno beneficiato anche di maggiori prestazioni di welfare. Nel 2024, la Cassa sanitaria di settore (Cadiprof) ha erogato 285mila prestazioni (+37% sul 2017) tra visite, ricoveri e altre prestazioni sanitarie. Ebipro, l’ente bilaterale per i dipendenti è passato dal semplice rimborso dei libri scolastici a contributi per lo sport, i trasporti e l’Università.


La formazione

A disposizione dei dipendenti ci sono anche i corsi di formazione finanziata erogati da Fondoprofessioni.  È quasi pronta l’offerta 2026: si comincerà dai corsi a catalogo e da quelli mono-aziendali.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


Commenti


bottom of page