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Progetti strategici

29 ott 2025
Tempo di lettura: 4 min

Così l’italia riempirà il suo Spazio.


IMPERO X

29 ottobre 2025

A cura della redazione


Spazio

L’Italia costruirà il suo cielo, pezzo dopo pezzo, in una fabbrica alle porte di Roma. È un complesso di laboratori e linee robotizzate, dove si integrano ingegneria, automazione e Intelligenza artificiale, che produrrà oltre 100 satelliti l’anno. Risultato della collaborazione tra Thales Alenia Space (joint venture tra Thales e Leonardo) e l’agenzia spaziale italiana (Asi), il nuovo impianto è senza dubbio il progetto industriale più ambizioso mai realizzato in questo settore nel nostro Paese. Lo è perché segna il passaggio dall’“artigianato” spaziale alla produzione seriale, dall’idea di “missione” a quella di “industria orbitale”.


Il valore complessivo dell’investimento supera i 100 milioni di euro, di cui una parte significativa finanziata con fondi del Pnrr. Gli ambienti di assemblaggio sono dotati di digital twin, i “gemelli digitali” che simulano in tempo reale fasi di costruzione e test dei satelliti, riducendo drasticamente tempi e costi. Le linee sono riconfigurabili: in pochi giorni possono passare dalla produzione di un microsatellite per l’osservazione della Terra a quella di una piattaforma di comunicazione militare. Da qui il nome dell’impianto, “Space smart factory”, cioè fabbrica intelligente: robot collaborativi, sistemi di visione e controllo integrati interconnessi e monitorati dall’intelligenza artificiale per analizzare ogni dato, ottimizzare i processi e prevedere eventuali anomalie prima che accadano. Di fatto, l’italia diverrà tra i principali poli produttivi europei, al pari di Francia e Germania.


Le prime linee operative erano partite nel 2024 ma arriveranno a pieno regime entro la fine di quest’anno; e i primi satelliti saranno lanciati in orbita nel corso del 2026. Tra i programmi principali a cui contribuirà la Space smart factory ci sono Galileo, il sistema europeo di navigazione globale, che garantisce precisione e autonomia in trasporti, emergenze e logistica; Copernicus, la costellazione di satelliti Sentinel per l’osservazione della Terra, che fornisce dati ambientali, monitoraggio dei disastri naturali e supporto all’agricoltura; e Sicral3, la rete satellitare per comunicazioni militari, fondamentale per la difesa. A questi si aggiunge Iris, la nuova costellazione europea per la connettività e le comunicazioni sicure e una serie di microsatelliti e di Cubesat, piattaforme miniaturizzate per ricerca, innovazione tecnologica e sperimentazioni scientifiche.


Il lancio della Space smart factory avrà conseguenze sulla vita di tutti noi. Intanto, porterà benefici economici grazie a una filiera di oltre 150 imprese italiane, in gran parte piccole e medie aziende specializzate in elettronica, software e sensoristica, che coinvolgono competenze in diverse regioni e che potrebbero generare fino un migliaio di posti di lavoro indiretti oltre ai circa 250 addetti nel sito di Roma. Si potrebbe dire che l’industria spaziale non sarà più un laboratorio per pochi, ma un settore che riguarda l’economia reale.


Alessandro Coletta, professore di Earth observation analysis all’università D’annunzio di Chieti-Pescara, spiega: «Oggi i satelliti forniscono dati fondamentali a tutti i professionisti, dagli ingegneri ai medici fino ai ricercatori. Per fare un esempio, permettono di controllare 28 delle 50 variabili coinvolte nello studio del cambiamento climatico».

Al momento l’italia può contare su Cosmo-skymed, un programma di osservazione che si basa su satelliti dotati di radar, cioè capaci di “vedere” la Terra anche in assenza di luce solare e presenza di nuvolosità così da fornire informazioni cruciali per il monitoraggio del territorio e delle infrastrutture. «Ma la novità è che avremo molti più satelliti a disposizione, dato che la Space smart factory ne produrrà circa 100 all’anno. Questo si tradurrà in una maggiore copertura della superficie terrestre con più satelliti che passano da uno stesso punto. Significa che avremo informazioni accurate di minuscole porzioni di territorio. Tra l’altro i nuovi satelliti, grazie a orbite sia polari sia inclinate, potranno ottenere una misura tridimensionale delle deformazioni di una infrastruttura» aggiunge Coletta.


Tutto ciò significa che di un ponte sapremo con precisione di quanti centimetri si è mosso subito dopo un terremoto o che un agricoltore avrà la possibilità di conoscere le condizioni addirittura di una singola pianta, dall’umidità del terreno ad altre caratteristiche essenziali per la crescita. Inoltre, gli enti locali potranno monitorare dissesti, incendi, frane e inquinamento quasi in tempo reale, migliorando la prevenzione e la risposta oppure gli agricoltori potranno ottimizzare irrigazione, fertilizzanti e raccolti.

«Il problema è che oggi non tutti i professionisti possiedono le conoscenze necessarie per usare e gestire le informazioni dettagliate fornite dai satelliti e rielaborate dai centri di competenza» continua Coletta «ci vorrà ancora tempo per sfruttarle appieno». Per capirci, se un agricoltore vorrà utilizzare le elaborazioni dei dati satellitari, dovrà sfruttare strumenti tecnologici (tablet, computer ecc.) e possedere conoscenze informatiche. I satelliti di nuova generazione permetteranno anche di sorvegliare reti elettriche e pipeline, individuare dispersioni, pianificare manutenzioni e monitorare la produzione da fonti rinnovabili. E garantiranno anche connettività a banda larga nelle aree montane o nelle piccole isole dove la fibra non arriva, aprendo così opportunità economiche e culturali a territori oggi marginali. In caso di emergenze, le immagini dallo spazio e le comunicazioni satellitari garantiranno continuità alle reti di soccorso anche in aree isolate o dopo un disastro naturale.


Tra i programmi di osservazione della Terra in fase di sviluppo per iniziativa del governo italiano c’è anche Iride: «Forma una rete multi-sensore, con satelliti ottici, radar e per l’infrarosso, capace di raccogliere immagini ad altissima risoluzione dell’intero territorio nazionale, aggiornate fino a più volte al giorno. Quelli ottici saranno utili per urbanistica, agricoltura e monitoraggio infrastrutturale; quelli radar per la gestione delle emergenze e il controllo dei movimenti del suolo; e quelli infrarosso e iperspettrali per analizzare parametri come temperatura, vegetazione, umidità e inquinamento. Il satellite Prisma, di cui si serve l’italia adesso, frutto di una missione singola dell’asi lanciata nel 2019, serve più alla ricerca scientifica e ambientale, mentre Iride sarà un sistema operativo e multiservizio, pensato per uso quotidiano di enti pubblici, protezione civile, imprese e amministrazioni» conclude Coletta.


Va ricordato che il progetto della Space smart factory ha una valenza duale, non solo civile ma anche militare. Dal poco che si può evincere su quest’ultima applicazione, si presume che i satelliti radar potranno monitorare infrastrutture critiche, spostamenti di truppe e attività sospette. I satelliti per la navigazione come Galileo potrebbero invece avere applicazioni militari per posizionamento sicuro, guida missilistica e sincronizzazione operativa. Quel che è certo è che l’italia potrà ridurre la dipendenza da fornitori esteri e migliorare la capacità nazionale di produrre satelliti duali. In un’epoca in cui i dati e le comunicazioni sono il nuovo “oro” e gli scenari geopolitici divengono complessi, la sovranità spaziale è irrinunciabile.

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