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La scelta strategica dell’euro digitale

La soluzione per mantenere i vantaggi del cash( privacy) e riappropriarsi della sovranità sui sistemi di pagamento.


WX

A cura della redazione


Roma. Si è parlato tanto di cosa sarà l’euro digitale. La risposta è semplice: uno strumento di pagamento; la versione digitale del contante, non un sostituto. Una soluzione che permetta ai sistemi di pagamento europei di essere accettati in Ue senza l’intermediazione di Visa o Mastercard (alla corte di Trump). Ma in che modo potrebbe entrare nelle nostre vite? Gli euro che abbiamo sui conti correnti sono denaro di banca commerciale. Per i cittadini la moneta di Banca centrale oggi esiste solo come contante. Con l’euro digitale vogliamo preservare questa certezza e tradurre nel digitale i vantaggi del cash: gratuità, affidabilità, rispetto della privacy e accessibilità in tutta l’area euro.


Il sistema europeo dei pagamenti è dipendente da sistemi extra Ue, i quali elaborano due terzi dei pagamenti con carta. E quando esistono operatori nazionali (solo in 7 paesi su 20 dell’area euro), spesso non funzionano oltre il confine nazionale. In Francia o in Germania, i negozi non accettano Bancomat se non tramite Visa o Mastercard. Questo restringe la libertà di scelta e riduce la competizione. E i sistemi nazionali spesso non sono utilizzabili online, e la scelta ricade su Visa, Mastercard, Paypal, o sulle Big Tech come Apple o Google. Anche a causa della scarsa concorrenza le commissioni sono alte. L’euro digitale ridurrebbe i costi soprattutto per i piccoli esercenti, che dispongono di scarso potere negoziale e pagano in media commissioni tre o quattro volte superiori alle grandi catene.


L’euro digitale sarebbe anche una piattaforma standardizzata a livello europeo

Chi innova a livello nazionale fatica a espandersi. La tecnologia di un sistema di pagamenti italiano fa costi ridotti per i commercianti e più opportunità per le imprese: è la risposta europea al dominio di Stati Uniti e Cina nel settore. L’esempio di Bancomat Pay, per privati e negozi – non è compatibile all’estero: tecnologie e contratti diversi, terminali differenti, e cosi via. Servirebbero complesse intese. Questi processi impediscono a idee all’avanguardia di scalare oltre i confini nazionali e raggiungere i grandi volumi necessari a sostenere l’innovazione. Con l’euro digitale, grazie a standard tecnici unici e stessa tecnologia, Bancomat Pay e tutti i sistemi nazionali potrebbero essere accettati in tutta l’euro area.


Poi la centralità italiana: tra i 70 partner innovatori il 15 per cento è italiano. E queste innovazioni sono le più diverse: “Se una startup italiana inventa per Trenitalia un sistema di pagamento e rimborso dei biglietti efficiente, potrebbe offrirlo a Deutsche Bahn con semplicità. E per i servizi al consumo.


Autonomia strategica significa anche filiera europea

L’euro digitale è strumento di autonomia a ogni livello. Alle gare hanno potuto partecipare solo imprese registrate nell’unione e non controllate da soggetti extra Ue. L’effetto è anche in termini di capitale umano: “Si formerebbero esperti all’avanguardia su una piattaforma unica, che serve 400 milioni di europei, e non tecnici confinati a pensare soluzioni solo per i mercati nazionali”. Senza scala europea l’innovazione si blocca.


Invece i concorrenti sono globali, e servono logiche non Ue: per gli Usa ci sono Visa, Mastercard, Apple, Google, per la Cina Alipay; e così via. La dimensione internazionale poi è centrale: gestire i pagamenti anche oltre confine è cruciale. La Bce ha già costruito Tips, un’infrastruttura per pagamenti istantanei ma all’ingrosso, già utilizzata fuori dall’area euro da Svezia e Danimarca, e dalla Norvegia dal 2028: offriamo un modello europeo a cui altri possono agganciarsi perchè multivaluta. L’euro digitale è frutto di queste esperienze, sarà possibile registrare transazioni denominate in euro, in corona svedese, sterlina, e così via. Sarebbe un’infrastruttura capace di pagamenti avviati in euro digitale e finalizzati in un’altra valuta digitale: l’esempio è di un turista italiano che paga in euro digitale in India, con il commerciante che riceve il pagamento in rupie digitali.


Parlamento europeo e Consiglio Ue stanno valutando se permettere l’interoperabilità e la detenzione di euro digitale per cittadini esteri. Il principio guida è quello del G7: nessuna valuta digitale deve andare a scapito di un’altra giurisdizione. A chi teme uno sconvolgimento dell’architettura finanziaria, l’euro digitale è uno strumento di pagamento, non di politica monetaria. La Bce non è un gestore di conti al dettaglio: la distribuzione passerà tramite banche e prestatori di servizi, che manterranno conti, credito e rapporto con i clienti. Lo strumento prevede regole per evitare fughe di depositi e salvaguardare la stabilità finanziaria, come il limite di detenzione che qualcuno ha proposto a 3 mila euro. E se finiscono? Esiste l’effetto “cascata”: l’account euro digitale potrà essere collegato al proprio conto, e nel momento della transazione richiederà o manderà direttamente i soldi mancanti da o a quel conto.

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