Una nuova idea di lusso
- Walter Pittini
- 3 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Da Louis Vuitton la casa diventa metafora di autenticità: ogni capo è un «oggetto affettivo». Saint Laurent costruisce la collezione sul contrasto fra pelle e nylon. Applausi per Julian Klausner, degno erede di Dries Van Noten.

Louis Vuitton sfila nel «Summer apartment» di Anna d’austria, appena restaurato al Louvre, con la luce del sole che attraversa stanze di marmi e affreschi. L’invito è a «non partire»: il viaggio di Nicolas Ghesquière è «restare a casa, con i propri amici e affetti e la propria vita». Da qui nasce una collezione che parla di intimità, di art de vivre, di abiti disegnati «prima di tutto per sé stessi». La casa diventa metafora di autenticità. Ogni capo è un oggetto affettivo, capace di raccontare la bellezza dei gesti quotidiani. Niente ostentazione, ma un’eleganza discreta, centrata sul benessere.
Materiali morbidi, tecnici e naturali, peluche spruzzato, sete spazzolate compongono un guardaroba da abitare: gonne abbreviate, abiti scivolati, fusciacche, bluse bozzolo, tute frangiate, stivaletti ricamati, borse morbide. Tanta, tantissima maglia. «È un po’ una preghiera d’intimità», dice Ghesquière. L’appartamento di una regina diventa simbolo della casa come rifugio, dove «condividere affetti, trasmettere un senso di cocoon e protezione. È un posto dove sentirsi al sicuro ed essere sé stessi».
Per Saint Laurent, Anthony Vaccarello sceglie il rigore. Outside è una collezione costruita sul contrasto tra pelle e nylon, forza e trasparenza, per un’essenzialità netta. In passerella, ortensie bianche e sullo sfondo la tour Eiffel illuminata. Anche Madonna, ospite d’onore, si sorprende.
La pelle è compatta e scolpita, il nylon leggero e fluido. Due estremi che raccontano una donna in movimento, senza trasformazioni forzate. A unire tutto, gioielli barocchi fake a contrasto.
Ispirata alla femme Saint Laurent degli anni ’80, Vaccarello riprende quella figura audace e sofisticata e la traduce con materiali moderni. «Volevo lavorare con un linguaggio essenziale», spiega. La pelle veste con rigore: pencil skirt, giubbotti, trench neri o cioccolato. Il nylon invece avvolge e accompagna: trench, camicie, abiti da sera pieghevoli come un Kway, in arancio, fucsia, zafferano. Due modi diversi di affermarsi, nella stessa silhouette: ora fluida, ora scolpita, sempre autonoma. Nessuna nostalgia, solo attitudine. Una collezione che non impone, ma invita a interpretare lo stile «per muoversi e vivere».
L’applauso è lungo e meritato, Julian Klausner esce ad accogliere come un timido ragazzo che non è più. Ancora non ha superato il maestro, è vero, ma ne è più che degno erede dopo essere stato una decina di anni allievo. Dries Van Noten ha fatto la scelta giusta lasciandogli lo scorso dicembre la direzione creativa. Uno stupendo esempio di trasmissione: raro, rarissimo nella moda. Un peccato. Klausner alla sua terza collezione per Van Noten rispetta i codici (i tessuti e le stampe e i colori) e li fa suoi nel racconto di un’estate fatta di onde e di surf. Le mute (corte al ginocchio) dei ragazzi che cavalcano le onde diventano la silhouette sulle quali giocare e ricamare e colorare. I bermuda sono tempestati di cristalli come le camicie e le shirt. I poncho-accappatoi sono caftani di chiffon stampato. Ai piedi sneaker calzari ricamate e buffe calzette rosse. La collezione è bella, gioiosa, ricercata. Stesse sensazioni da Courrèges, dove Nicolas Di Felice costruisce uno show che segue il ciclo solare, dall’alba al tramonto, dai 21 ai 30 gradi in un crescendo di protezione e luce e trasformazione. Dai body con visiere, minigonne check e cinture sottili, si passa ad abiti con inserti da costume e calzature comode; seguono gonne pantalone e giacche safari, fino a total look in vinile vegetale e abiti leggeri ma protettivi, realizzati con materiali tecnici come quelli delle tende da sole. La luce cresce in sala sino ad abbagliare: Naomi Watts è entusiasta, in passerella ha appena sfilato la figlia, Kai Schreiber. Cuore di mamma.
Peter Copping esplora l’eredità Lanvin con esiti alterni. La donna convince solo a tratti: il blu Lanvin resta potente, così come alcuni abiti scivolati. Il resto perde definizione. Più centrata invece la proposta maschile, coerente, quantomeno.



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