Banche mai troppo solide, niente rendite di posizione
- Walter Pittini
- 25 set 2025
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MILIARDARIO
25 settembre 2025
«La solidità delle banche non è mai troppa», dunque i bilanci degli istituti di credito non possono essere considerati troppo ricchi. E questo perché devono essere pronti ad affrontare i numerosi rischi in agguato: a partire dal rischio di deflusso dei fondi da conti correnti e depositi resto sempre più rapido dalle nuove tecnologie. «Le banche debbono essere sempre molto solide anche in liquidità, soprattutto in presenza delle nuovissime tecnologie: negli Usa le crisi bancarie degli scorsi anni sono state crisi di liquidità». E proprio negli Stati Uniti sta prendendo il via una nuova fase di deregolamentazione per i requisiti prudenziali delle banche.
A parlare è il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ieri ha tenuto una Lectio Magistralis su “Etica ed economia” presso l’università Link a Roma. Nel discorso non ha fatto riferimenti alla cronaca, ma non si può non ricollegare il monito del banchiere alle reiterate accuse che giungono da settimane sugli enormi extraprofitti delle banche e sulla necessità di intervenire perché esse forniscano un contributo alla finanza pubblica. Patuelli ieri ha messo in fila i diversi rischi che le banche possono dover fronteggiare nei prossimi mesi. «Per l’economia i rischi internazionali sono nuovamente cresciuti anche con crescenti problematiche nei cambi. Vi sono nuovi rischi di deterioramento del credito che necessitano di sempre prudenziali accantonamenti per il rafforzamento anche prospettico della solidità patrimoniale delle banche».
Secondo Patuelli «le banche debbono essere solide per accompagnare la crescita economica e affrontare le stagnazioni e le recessioni, per affrontare possibili crisi dei debiti sovrani ed ogni criticità, per superare gli stress test della Vigilanza e per prepararsi in anticipo ai requisiti patrimoniali delle regole di Basilea». Il presidente dell’Abi ha voluto ricordare ancora una volta lo sforzo fatto dalle banche negli ultimi anni. «Le banche non hanno rendite di posizione e vengono da anni difficilissimi per crisi di imprese e del debito sovrano, recessioni, epidemie, catastrofi naturali, guerre, cui hanno fatto e fanno fronte con grandi aumenti di capitale, accantonamenti e ristrutturazioni sempre socialmente rispettose e realizzate con costruttivi accordi con le rappresentanze sindacali – ha ribadito -. Salvo nel caso di una sola banca nazionalizzata, le banche in Italia hanno dovuto farsi carico delle forzate risoluzioni e degli altri oneri delle crisi e dei salvataggi di banche concorrenti». E qualcosa ancora, aggiungiamo noi, dovrà essere fatto ancora per rimettere in carreggiata Banca Progetto, oggetto di intervento del Fondo interbancario e di alcune banche italiane. Qualche pacchetto di Npl potrebbe essere rilevato dalla società pubblica Amco.
Nella Lectio Magistralis c’è stato spazio per replicare anche a chi accusa le banche di non aver investito abbastanza in innovazione. «Nel 2024 le banche in Italia hanno investito circa 6 miliardi di euro per l’innovazione tecnologica e per il 2025 si prevede l’ulteriore crescita degli investimenti che sono principalmente indirizzati in intelligenza artificiale, resilienza e continuità operativa, gestione e mitigazione dei rischi e per la sicurezza». In occasione dell’assemblea dell’Abi, lo scorso luglio, il ministro dell’Economia aveva detto che gli istituti di credito non si erano impegnati a sufficienza, investendo nel 2024 solo 900 milioni di euro.
Non è mancato, nel discorso, un riferimento anche ai costi e ai rischi che il settore bancario dovrà affrontare con l’introduzione dell’euro digitale. «Il progetto di euro digitale è una sfida impegnativa, con non facilmente calcolabili costi per le banche, con importanti potenzialità e rischi che necessitano di preventivi limiti definiti dalle Istituzioni europee a tutela della stabilità finanziaria e della liquidità bancaria, della legalità e della corretta concorrenza, per integrare nella complementarietà i pagamenti elettronici, anche con nuovi circuiti europei, e quelli tradizionali», ha concluso Patuelli, che ieri al termine della Lectio ha ricevuto il premio all’Eccellenza “Economia, Salute e Società”.
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