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Sostenibilità aziendale: perché anticipare l'assurance conviene

Il documento del Cndcec e della Fnc evidenzia i vantaggi dell'assurance volontaria per le imprese, migliorando trasparenza e accesso al credito, mentre l'Europa rinvia gli obblighi normativi.

ESG

Meglio anticipare l’attestazione del bilancio di sostenibilità, la cosiddetta assurance: anche per le imprese non soggette all’obbligo è una leva strategica che incide sulla competitività.


È l’indicazione emersa dal nuovo documento operativo “L’importanza dell’assurance nel reporting di sostenibilità”, pubblicato il 4 luglio 2025 dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, che intende spiegare in che modo l’assurance può fare la differenza per imprese, revisori e stakeholder.


Parliamo, infatti, di un’analisi tecnica e strategica che rilancia il ruolo centrale della verifica indipendente delle informazioni Esg, proprio mentre l’Europa rallenta per dare tempo alle imprese di adeguarsi.


Con la proposta di direttiva “Stop-the-clock”, la Commissione Ue ha infatti rinviato l’entrata in vigore di alcuni obblighi della Csrd (Corporate sustainability reporting directive) e della Csddd (Corporate sustainability due diligence directive), riconoscendo le difficoltà operative, soprattutto per le Pmi, e la necessità di rafforzare competenze, strumenti e risorse.


Ma il rinvio normativo non è una pausa: è un’opportunità per prepararsi meglio. E chi saprà attivarsi per tempo, potrà trasformare l’assurance da adempimento tecnico a leva competitiva.

report sostenibilità

In questo contesto, il documento del Cndcec e della Fnc invita i professionisti a non restare fermi: servono linee guida, modelli di lavoro e standard condivisi per colmare “l’expectation gap” tra attese degli stakeholder e capacità operative.


Perché la qualità e l’affidabilità dei dati Esg non sono più un obiettivo a lungo termine. Sono già oggi un fattore chiave di fiducia, reputazione e accesso al credito.


L’assurance: da obbligo a leva strategica

Il documento chiarisce subito un concetto: l’assurance è molto più di un adempimento. Si tratta, in concreto, di un’attestazione professionale basata su standard e principi riconosciuti, che valuta il rispetto dei criteri di redazione, la qualità del report, l’affidabilità dei sistemi e la competenza nel fornire dati sulle performance Esg.


Anche per le imprese non soggette all’obbligo, può diventare una leva strategica per rafforzare la trasparenza, migliorare il merito creditizio, costruire fiducia verso investitori e stakeholder. In una parola: competitività.


Le nuove norme europee, infatti, prevedono che le informazioni Esg siano soggette ad assurance, inizialmente con un livello di “limited assurance” (verifica moderata), in futuro forse con un più rigoroso “reasonable assurance”. Ma già oggi, l’assurance volontaria può fare la differenza. E proprio per questo, secondo i commercialisti, è essenziale che i professionisti siano preparati, aggiornati e dotati di strumenti operativi chiari.


Expectation gap: come ridurre il divario

Il documento fotografa un contesto in rapido e continuo cambiamento, in cui le aspettative degli stakeholder sono sempre più elevate, ma il quadro di riferimento, fatto di standard, norme e prassi operative, risulta ancora incerto e in via di definizione.


Questa combinazione crea quello che gli autori definiscono un vero e proprio “expectation gap”, una distanza tra ciò che ci si aspetta dall’assurance e ciò che effettivamente è oggi possibile garantire. Un divario che rischia di compromettere la fiducia nel reporting Esg e, di conseguenza, l’efficacia stessa della sua verifica indipendente.


Le sfide da affrontare sono molteplici.

  • Da un lato, le norme sono in continua evoluzione e non sempre pienamente consolidate, il che rende difficile per professionisti e imprese muoversi con sicurezza.

  • Dall’altro, le competenze richieste per svolgere attività di assurance in ambito Esg richiedono un aggiornamento profondo: anche chi ha esperienza nella revisione contabile tradizionale deve acquisire nuove capacità e visioni trasversali.

  • A ciò si aggiunge la necessità di costruire metodologie operative condivise e affidabili, come checklist, modelli di lavoro e linee guida tecniche, fondamentali per garantire qualità, coerenza e comparabilità nei processi di assurance.


Limited o reasonable? Le due modalità previste

Una parte centrale del documento è dedicata alla distinzione tra limited assurance e reasonable assurance, le due modalità previste dagli standard internazionali.

  • Con la limited assurance, il revisore conduce verifiche di natura prevalentemente documentale e campionaria, offrendo un giudizio moderato sull’assenza di errori materiali. È meno invasiva, più veloce e meno costosa e si basa su un livello di evidenza limitato. In questo caso, la conclusione è formulata in termini negativi, cioè esprimendo l’assenza di elementi che inducano a ritenere che l’informativa non sia conforme.

  • La reasonable assurance, invece, implica test approfonditi su dati, sistemi di controllo interno e procedure aziendali, richiedendo un elevato livello di prova a supporto delle conclusioni. È più simile alla revisione del bilancio d’esercizio e comporta un maggior coinvolgimento del management. La conclusione è formulata in termini positivi.


Il legislatore europeo, per ora, sembra orientato a privilegiare la limited assurance per agevolare l’adozione della rendicontazione di sostenibilità, soprattutto da parte delle Pmi. Tuttavia, secondo il documento, l’evoluzione normativa e le pressioni del mercato potrebbero spingere verso un graduale innalzamento del livello atteso.


Il ruolo chiave dei professionisti

L’assurance di sostenibilità non può essere improvvisata. Richiede solide basi metodologiche, aggiornamento continuo, indipendenza, e un approccio sistemico. Per questo motivo, il documento richiama con forza l’attenzione sull’importanza dell’etica professionale, della qualità tecnica e dell’adozione di standard riconosciuti. Tra questi, gli standard Isae 3000 (Revised), lo standard dell’International auditing and assurance standards board- Iaasb, che disciplina gli engagement di assurance diversi dalla revisione dei bilanci finanziari, utilizzati per i servizi di assurance sulle informazioni non finanziarie, rappresentano oggi un punto fermo.


A questi si affiancano gli Issa 5000 (il nuovo standard internazionale per la revisione della sostenibilità, pubblicato dall’Iaasb), attualmente in fase di sviluppo, pensati per rispondere in modo specifico alle esigenze di verifica delle informazioni Esg. A livello nazionale, lo standard Ssae (Standard per l’attestazione della rendicontazione di sostenibilità), si propone di garantire coerenza metodologica con i principi internazionali, offrendo al contempo una base solida per la pratica professionale in Italia.


Un processo strutturato in cinque fasi

Il percorso di assurance, come descritto nel documento, si articola in cinque fasi operative che comprendono:

  • gestione dell’incarico – engagement management (definizione di obiettivi, confini, responsabilità, livello di assurance e indipendenza);

  • pianificazione e valutazione dei rischi - planning & risk assessment (comprensione dell’attività, analisi dei rischi di omissioni e impatti Esg);

  • analisi dei controlli - control evaluation & testing (esame dei processi aziendali, interviste, raccolta dati e identificazione di errori significativi);

  • raccolta di evidenze - substantive testing (raccolta di evidenze, confronto con obiettivi, uso di check list e analisi incrociate);

  • conclusione - completion (formulazione del giudizio, confronto con il management, osservazioni per migliorare il reporting).


Ogni fase richiede metodo, capacità critica e conoscenza degli standard di rendicontazione (come gli Esrs), oltre alla capacità di leggere in modo trasversale i dati ambientali, sociali e di governance.


Perché conviene alle imprese (anche senza obbligo)

Al di là degli obblighi normativi, l’assurance volontaria può generare benefici concreti per le imprese. Rafforza i meccanismi di controllo interno, contribuisce a ridurre il rischio di errori o contestazioni e rende più solide e verificabili le informazioni condivise con il mercato, favorendo così l’accesso al credito. Inoltre, la presenza di una verifica indipendente delle informazioni Esg migliora la reputazione dell’impresa agli occhi di clienti, partner e investitori. In un’ottica di accountability e posizionamento strategico, il bilancio di sostenibilità assurance-based può diventare uno strumento distintivo e competitivo.


Non aspettare, attrezzarsi

L’invito che emerge dal documento del Cndcec e della Fnc è chiaro: non si può aspettare l’obbligo per attrezzarsi all’assurance, perché la sostenibilità non è solo un vincolo, ma un’opportunità. Servono formazione continua, aggiornamento, strumenti operativi e condivisione di best practices. Ma soprattutto serve una visione professionale capace di accompagnare le imprese nella transizione, garantendo la qualità delle informazioni e la fiducia dei mercati. L’assurance Esg si candida a diventare un ‘area di specializzazione strategica per i commercialisti e i revisori del futuro.




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