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Ue, gli ultimi trend fiscali nell’Annual report on taxation 2025

24 lug 2025
Tempo di lettura: 4 min

Il documento della Commissione europea evidenzia che nel 2023 il rapporto tra entrate fiscali e Pil dell’Ue è sceso al 39%, dal 40,2% del 2021.

trend fiscali

Scende il rapporto tra entrate fiscali e Prodotto interno lordo dell’Ue, continua il primato delle imposte sul lavoro all’interno del gettito complessivo, anche se continua a crescere il peso delle entrate derivanti dalle imposte sul capitale. Queste alcune delle principali tendenze che emergono dall’Annual report on taxation 2025. il Rapporto annuale sulla tassazione pubblicato di recente dalla Commissione europea, che analizza la situazione della fiscalità negli Stati membri e le tendenze delle politiche in ambito tributario.


La politica fiscale non riguarda solo la raccolta di entrate, ma è uno strumento potente per modellare l’economia, indirizzare gli investimenti e promuovere una società più equa. Su questo presupposto è stata impostata l’analisi condotta dagli esperti fiscali dell’Ue all’interno dell’Annual report, che evidenzia alcune importanti tendenze, come la maggiore concentrazione della ricchezza, i cambiamenti demografici e le iniziative messe in campo a livello europeo per rafforzare la compliance.


Scende il rapporto tra entrate fiscali e Prodotto interno lordo dell’Ue

Nel 2023, anno di riferimento dell’ART 2025, il rapporto tra entrate fiscali e Prodotto interno lordo (Pil) dell’Ue è sceso al 39%, dal 40,2% del 2021, anno in cui è stato registrato il rapporto più alto dell’ultimo decennio. Calo dovuto alla riduzione delle entrate derivanti da tasse a tutela dell’ambiente e patrimoniali e all’alta inflazione che ha spinto la crescita nominale del Pil. Nonostante un aumento del 4,7% delle entrate fiscali a 6.712 miliardi di euro, la crescita del Pil del 6,5% ha ridotto il carico fiscale complessivo. Francia, Danimarca e Austria hanno avuto i carichi fiscali più elevati (oltre il 43% del Pil), mentre Irlanda, Romania e Malta i più bassi (sotto il 27% del Pil). Le tendenze complessive nell’Ue nascondono grandi differenze tra gli Stati membri: economie di grandi dimensioni come Francia, Germania e, in parte, Italia, hanno visto diminuzioni, mentre quasi la metà degli Stati membri ha registrato aumenti.


Il primato delle imposte sul lavoro continua

La ripartizione delle entrate fiscali rimane stabile, con le imposte sul lavoro che rappresentano più della metà del gettito totale. Nel 2023, i Paesi dell’Ue-27 hanno raccolto il 51,2% delle loro entrate fiscali dalle imposte sul lavoro (incluse le contribuzioni sociali), il 26,9% dalle imposte sui consumi e il restante 21,9% da quelle sul capitale. Nell’ultimo decennio (e in particolare dal 2021 in poi), le entrate derivanti dalle imposte sul capitale hanno acquisito un certo peso nella composizione delle entrate dell’Ue-27, a scapito delle entrate da imposte sui consumi.


Ricchezza sempre più concentrata

La ricchezza è aumentata in termini generali, ma è anche più concentrata. I dati ci dicono infatti che tra il 1995 e il 2023, la ricchezza media della metà più povera della popolazione Ue è cresciuta del 76%, mentre quella del 40% che si colloca nella fascia intermedia è cresciuta del 98% e quella del 10% più ricco del 115%. In tale contesto è importante garantire che gli individui ad alto patrimonio contribuiscano in modo equo, per non compromettere l’efficacia della progressività. Nel rapporto vengono esaminate le misure fiscali esistenti, che spaziano dalle imposte sulla ricchezza netta, alle imposte di successione e donazione, fino a politiche più incisive contro la pianificazione fiscale aggressiva.


Focus sulle Amministrazioni fiscali

Per la prima volta, il rapporto analizza le caratteristiche delle Amministrazioni fiscali nazionali. Si osservano differenze sia nel numero complessivo di personale che nelle risorse, con i Paesi più grandi che sembrano realizzare economie di scala riuscendo a svolgere le stesse funzioni con un numero relativamente più basso di unità lavorative equivalenti a tempo pieno, Full time equivalent (Fte), rispetto ai Paesi più piccoli. Un elemento comune è la digitalizzazione continua e crescente dei processi istituzionali, con l’adozione di tecnologie innovative, utilizzate nella lotta all’evasione e alle frodi fiscali. Le dichiarazioni fiscali precompilate stanno diventando sempre più comuni tra gli Stati membri, perché aumentano la compliance dei contribuenti, riducendo gli adempimenti a carico delle Amministrazioni fiscali.


Rafforzare la compliance delle imprese

La politica fiscale dell’Ue si concentra anche sul miglioramento dell’ambiente imprenditoriale. La direttiva Faster (Faster and safer tax relief of excess withholding taxes) e la direttiva Vida (Vat in the digital age) mirano a modernizzare le procedure fiscali e facilitare la compliance, riducendo i costi di adempimento per le imprese. Le proposte chiave sul tavolo includono il Business in Europe: framework for income taxation (Befit), la proposta del Sistema fiscale per la sede centrale (Hot) e la direttiva sui Prezzi di trasferimento (Tp). Befit punta a standardizzare le basi imponibili societarie in tutta l’Ue entro il 2028 per le grandi imprese attive nell’Unione. Il Sistema fiscale per la sede centrale cerca di facilitare le Pmi consentendo loro di dichiarare a una sola Amministrazione fiscale. La Direttiva sui Prezzi di trasferimento, invece, ha l’obiettivo di unificare le regole sui prezzi di trasferimento, per diminuire i rischi da incertezza e ridurre i costi di contenzioso.



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