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Natuzzi, effetto dazi Stato di agitazione: 1.800 posti a rischio

Stato di agitazione in tutti gli stabilimenti. Lunedì alla Bosch c’è Landini.


COMMERCIALISTA

18 ottobre 2025

A cura della redazione

Natuzzi

La crisi di Natuzzi si aggrava con i dazi americani. Il 3 ottobre scorso il gruppo pugliese del salotto ha chiesto al Ministero del Lavoro nuovi ammortizzatori sociali. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione in tutti i siti del gruppo: «A rischio 1.800 posti».

La crisi economica azzanna BARI le imprese e i dazi americani sul sistema dell’arredamento costituiscono un colpo ulteriore per un’azienda come Natuzzi, la multinazionale del mobile imbottito che ha stabilimenti in Puglia e Basilicata. Il 31 ottobre scadrà la cassa integrazione per gli stabilimenti di Jesce 1 e 2, al confine tra Puglia e Basilicata, La Martella (Matera) e Laterza (Taranto), e secondo la confederazione Cobas-Cobas per il lavoro privato, «non si intravedono possibilità per evitarne la proroga».


Il sindacato autonomo definisce la situazione che l’azienda sta vivendo come il «Titanic» nell’Oceano». Il 3 ottobre l’azienda ha chiesto al ministero del Lavoro di convocare le parti per fare una valutazione sullo stato di salute del gruppo e avviare un ragionamento su un nuovo periodo di ammortizzatori sociali in vista della scadenza dei contratti di solidarietà concessi nel febbraio scorso. I Cobas chiedono che siano inclusi anche i siti di Graviscella (Altamura) e la sede di Santeramo in Colle, ma «il Ministero tace».


In questo contesto Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Uiltucs, Fisascat Cisl e Filcams Cgil hanno proclamato lo stato di agitazione in tutti i siti produttivi del gruppo denunciando il mancato rilancio delle produzioni e il continuo ricorso agli ammortizzatori sociali. La situazione, definita «insostenibile», è tale che si riservano di mettere in atto ulteriori iniziative di mobilitazione per rivendicare nei confronti di Natuzzi e di tutti i livelli istituzionali, misure a salvaguardia dell’occupazione e dell’effettivo rilancio delle produzioni. Al governo Natuzzi ha chiesto di sottoscrivere un nuovo accordo quadro il precedente era del 2022 per accompagnare il piano ed evitare esuberi su una platea di lavoratori pari a 1787 unità. La proposta comprende nuova cassa integrazione straordinaria per un massimo di 936 lavoratori, contratti di solidarietà per contenere gli impatti occupazionali, incentivi all’esodo volontario e percorsi di riqualificazione professionale. I 936 lavoratori ai quali applicare la proroga sono impegnati nei siti di Santeramo in Colle (255), Matera (277), e Laterza (404).


Il Cobas, inoltre, accusa il Ministero delle Imprese e del Made in Italy di non aver riunito la cabina di regia sulla vertenza, nonostante «quasi 1.800 lavoratori coinvolti» e le difficoltà legate ai dazi statunitensi. Segnala ancora «gravi ritardi nel pagamento delle retribuzioni» e fa una proposta all’azienda. Dovrebbe «emettere obbligazioni aziendali per reperire liquidità e garantire gli stipendi. I lavoratori - sottolinea il sindacato di base - si sentono come i passeggeri del Titanic mentre la nave mostra le sue pendenze». I sindacati, in ogni caso, vanno oltre le difficoltà provocate dai condizionamenti esterni e Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Uiltucs, Fisascat Cisl e Filcams Cgil sostengono che «non è più accettabile che i lavoratori paghino il prezzo di scelte industriali sbagliate e di una governance che non ascolta il territorio». È certo che i dazi americani al 15% hanno determinato la riduzione degli ordini per Natuzzi con la conseguente decrescita dei ricavi per una percentuale, secondo le previsioni del gruppo, del 20 per cento.


Intanto lunedì sarà a Bari il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, per la mobilitazione nazionale «Democrazia del lavoro». Landini terrà due assemblee: la prima al Policlinico, alle 11 nella scuola di Medicina, la seconda allo stabilimento Bosch, in zona industriale, dalle 14.

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