I primi sei anni di Iccrea una holding per le bcc con un occhio ai risparmi
- Walter Pittini
- 10 nov 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Il dg Pastore: «siamo tramite tra la clientela privata e le aziende del territorio, primi per Pir sottoscritti». La modernizzazione degli strumenti di investimento con il software di Blackrock.
BANCARIO
10 novembre 2025
A cura della redazione

Il gruppo bancario Iccrea Banca ha compiuto sei anni, essendo nato a giugno del 2019. Dopo la riforma indotta dal governo Renzi a metà del decennio scorso le banche di credito cooperativo hanno trovato una struttura di governance più solida e adatta ai tempi, con la creazione di due holding distinte che raggruppano tutte le banche cooperative e le casse rurali.
Iccrea delle due holding che rappresentano questo mondo diffuso e cooperativo è la maggiore, al punto da posizionarsi al secondo posto in Italia per numero di sportelli, dietro solamente ad Intesa Sanpaolo e al quarto posto nella Penisola quanto a totale degli attivi. «È stato un percorso lungo di maturazione – dice Mauro Pastore, direttore generale di Iccrea Banca -, ma oggi le Bcc aderenti al nostro gruppo sono un punto di riferimento importante nel settore. Con un focus marcato su famiglie e imprese le nostre 112 banche di credito cooperativo sono presenti in tutte le regioni d’Italia con circa 2.400 filiali e svolgono un ruolo di promozione e tutela dei rispettivi territori che non si limita agli slogan».
Pastore, il risparmio degli italiani da dormiente si sta trasformando in leva strategica per il Paese. La settimana scorsa l’aipb, l’associazione del private banking, ha evidenziato numeri importanti a livello di sistema, con proiezioni strategiche: il risparmio da risorsa sussidiaria ai grandi piani continentali sta diventando elemento di strategico sviluppo a livello europeo. Come si pongono le Bcc di Iccrea in questo contesto?
«In maniera molto costruttiva. I dati parlano per noi: raccogliamo circa 140 miliardi di euro di raccolta diretta e 75 miliardi di indiretta, per un totale di 215 miliardi. Sono cifre importanti che investiamo prevalentemente nell’economia reale. Abbiamo raccolto l’invito e parte della nostra raccolta va proprio verso i soggetti economici e i residenti nei nostri territori. È un passaggio importante della nostra strategia operativa, ci fa sentire parte attiva dei territori nei quali operiamo».
Spesso la cautela delle banche comprime le potenzialità di espansione dell’economia.
«Le banche, giova ricordarlo, prestano soldi non loro. Ma le Bcc di Iccrea negli ultimi dodici messi hanno visto aumentare il livello complessivo degli impieghi, cioè dei denari prestati del 3,2 per cento. Esattamente il doppio di quell’1,6 per cento che rappresenta la crescita a livello nazionale».
Veniamo al risparmio vero e proprio.
«Il risparmio ha bisogno di essere ben indirizzato, con un servizio di consulenza che apra all’investitore orizzonti non solo geografici ma anche temporali. È necessario guardare avanti e investire per la propria sicurezza futura, dato che la mano pubblica sarà sempre meno capace di investire e i livelli di tutela raggiunti nel passato non saranno replicabili. Stiamo facendo un percorso importante. In sei anni di vita Iccrea Banca ha raddoppiato i volumi, passando da 17 a 34 miliardi di risparmi al 30 settembre 2025, che diventano 44 miliardi se consideriamo anche le polizze vita accese».
Nel 2019 presentavate una situazione frammentata e, dal punto di vista degli investimenti a disposizione della clientela, tecnologicamente arretrata. Cosa avete cambiato?
«È cambiato tutto. Abbiamo investito in tecnologia e abbiamo adottato il sistema Aladdin di Blackrock per la gestione del portafoglio, allineando tutte le nostre Bcc agli standard più elevati. Abbiamo raggiunto una raccolta complessiva di 215 miliardi, 140 la diretta del banking italiano. Questo consente ai nostri clienti di avere sempre contezza del proprio portafoglio. Parallelamente abbiamo allargato il bouquet dei prodotti, offrendo le soluzioni di investimento, penso a fondi e Etf, delle migliori case internazionali a tutta la nostra clientela. Quella che era una proposta frammentata è diventata di primissimo livello e questo grazie alla forza del gruppo, che ha consentito investimenti, economie di scala ed efficienza». Rimane il tema del risparmio che non raggiunge le imprese italiane, che non diventa produttivo per il sistema. «Da mesi il gruppo Iccrea è il primo sottoscrittore, come valore assoluto, di pir, i piani individuali di risparmio. È un grande risultato che testimonia come sappiamo essere pazienti compagni di viaggio dei nostri clienti, siano famiglie o imprese. A entrambe poi parliamo dell’importanza della protezione e dei fondi di previdenza integrativa: il terzo pilastro della previdenza da cui nessuno può più prescindere».
I fondi pensione però non hanno ancora sfondato in Italia.
«Il nostro Fondo Pensione Aperto ha 207.471 iscritti, in crescita rispetto al dato di inizio anno che contava 192.861 aderenti (+7,6%). Sono progressi significativi: il valore di queste iniziative è importante venga colto soprattutto dai più giovani e da quanti entrano nel mondo del lavoro».
Il contesto economico è preoccupante.
«Ci sono molte nubi. L’unione europea rischia la marginalizzazione in uno scenario globale. È il momento di scelte importanti, di decisioni da prendere senza indugio. Mi aspetto uno scatto d’orgoglio da parte dell’Europa, altrimenti siamo destinati a ridurci a un distributore di prodotti altrui, in qualsiasi settore merceologico. Sono però ottimista per l’italia, che ha la risorsa di molte intelligenze. Servono però meno nazionalismi e una maggiore autonomia dell’Europa».
Il 2026 come sarà?
«Al momento vedo solo la necessità di prestare attenzione al credito anomalo. Le aziende esposte sui mercati lontani potrebbero risentire delle tensioni internazionali».


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