Dollaro osservato speciale
- Walter Pittini
- 30 ago 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Pericoloso scommettere su discese senza fine.
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A cura della redazione
È la debolezza del dollaro a tenere banco sul mercato valutario nel corso del 2025. Il dollar index, che sintetizza il valore del biglietto verde verso il resto del mondo, ha registrato il peggior semestre da oltre 50 anni lasciando sul terreno circa il 10 per cento.
La debolezza del dollaro potrebbe proseguire anche si sta avvicinando a obiettivi importanti? Questo è il vero dilemma per i prossimi mesi. In particolare l’attenzione degli operatori è puntata sulla Fed e sulle prossime mosse: un taglio dei tassi a settembre potrebbe non facilitare la divisa globale di riferimento ma non è così scontato che il dollaro possa perdere ancora pesantemente terreno.
«La discesa della banconota verde di questi mesi - commenta Stefano Gianti, analista Swissquote - è un dato di fatto, anche se lo scenario per i prossimi mesi potrebbe essere meno semplice da prevedere rispetto a quanto potrebbe sembrare. Certo, le pressioni di Trump sulla Federal Reserve per abbassare i tassi di interesse sono evidenti e anche il tentativo di licenziamento dell’economista Cook va in questa direzione (con l’obiettivo di rimpiazzarla con un membro più accomodante). Ci sono rischi, anche in termini di credibilità, ma probabilmente è presto per parlare di mini dollaro anche in futuro». Se osserviamo il mercato valutario appare chiaro che intorno all’area di 1,18 di euro contro dollaro si è formata un’importante resistenza che sta frenando al momento ulteriori deprezzamenti del dollaro. I mercati danno quasi per certo un taglio ai tassi a settembre negli Usa e prezzano come probabile un secondo taglio dei tassi entro fine anno. Già nelle prossime settimane potrebbero arrivare indicazioni più precise sulle mosse delle banche centrali e questo servirà a dare una maggiore direzionalità al mercato.
Intanto il mercato valutario non si esaurisce solo nell’euro contro il dollaro, ci sono altre divise che potrebbero attirare l’attenzione degli investitori.
«Fra le valute interessanti - continua Gianti - segnalo anche il real brasiliano, che è tornato sui valori di un anno fa e, soprattutto contro il dollaro Usa, sembra inserito in un solido trend rialzista, trovandosi ai massimi da giugno 2024. L’inflazione nel Paese verdeoro è di poco superiore al 5%, mentre i tassi di interesse sono al 15%, favorendo in questo caso chi ha una posizione lunga sulla divisa brasiliana. Certo, si tratta di operazioni rischiose, su una valuta volatile, da maneggiare con le pinze e senza dimenticare le possibili incertezze derivanti dalla questione dazi».
Complessivamente alcune materie prime, come l’oro, restano ben impostate. Questo potrebbe essere un fattore che favorisce le divise oceaniche, in particolare il dollaro australiano. Da tenere sotto osservazione anche lo yen, classico termometro per capire l’incertezza sui mercati. il rialzo dei rendimenti in Giappone ha arrestato la caduta della divisa locale e un suo ulteriore apprezzamento potrebbe essere un campanello d’allarme.
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