Mutui. Ancora più competitivi i prodotti a tasso variabile
- Walter Pittini
- 25 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 28 ago 2025
Per i prestiti green si può ancora spuntare un tasso fisso al 2,73 per cento.

Scendono i tassi di interesse e torna a farsi sentire la concorrenza tra i mutui casa. Quelli a tasso variabile dopo un lungo periodo in cui sono stati messi all’angolo, vista la maggiore convenienza di quelli a tasso fisso, ora rialzano la testa. Da inizio luglio, infatti, i prodotti a saggio variabile presentano Taeg inferiori rispetto ai corrispettivi mutui a tasso fisso. Il Taeg (il tasso annuale effettivo globale) è l’indicatore del costo complessivo del finanziamento, espresso in percentuale annua, comprensivo degli interessi e di tutte le spese aggiuntive, come commissioni, spese istruttorie, assicurazioni obbligatorie e altri costi.
Le soluzioni
In caso di mutui per l’acquisto di un immobile green (in classe energetica A o B) il risparmio in termini di Taeg è dell’ordine di 25 punti base che sale quasi a 50 punti base in caso di mutui acquisto di immobili non green.
Nel dettaglio il caso ipotizzato è quello relativo all’acquisto di un immobile situato a Milano del valore di 200mila euro, per un importo richiesto di 140mila euro e una durata del mutuo 25 anni, da parte di un individuo di 34 anni che ha un reddito mensile di 2.400 euro. Per quanto riguarda l’acquisto di un immobile green l’offerta a tasso variabile più conveniente arriva da Ing con un Taeg a 2,49% mentre per quanto riguarda il mutuo a tasso fisso l’offerta più allettante la propone Banca Intesa con un tasso fisso a 2,73%. Passando invece ai mutui per abitazioni non green qui in pole position si posiziona per i mutui a tasso variabile ancora il colosso olandese Ing con un tasso a 2,72% mentre per quanto riguarda i mutui a tasso fisso l’offerta più conveniente è quella di Credit Agricole con un tasso del 3,19 per cento.
In prospettiva
Ma lo scenario è in evoluzione e la maggior convenienza potrebbe non fermarsi a questi livelli. Anzi, il divario potrebbe farsi più consistente nei prossimi mesi. Come ricorda ancora Bertolino, secondo le attuali previsioni, i tassi variabili dovrebbero ridursi di ulteriori 20 – 25 punti base entro la primavera 2026 per poi tornare gradualmente a risalire e tornare sui livelli attuali nel 2027.
Ipotizzando dunque un mutuo medio di 140.000 euro in 30 anni per l’acquisto di un immobile non green, con l’andamento atteso degli indici Euribor, il miglior variabile di oggi consente un risparmio di circa 1.000 euro in spesa per interessi rispetto al miglior tasso fisso nei primi due anni di ammortamento.
La scelta
L’attuale convenienza del variabile non significa che quest’ultimo sia necessariamente la scelta giusta per tutti. I tassi fissi costano di più, ma il gap non è tale da garantire un risparmio imperdibile per chiunque. Per chi desidera tranquillità a lungo termine, punta a un mutuo di lunga durata e ha come priorità sicurezza e stabilità, il mutuo a tasso fisso resta ancora una scelta interessante.
Il variabile è sicuramente più adatto a coloro per cui anche un risparmio moderato può fare la differenza, e a coloro che hanno una maggiore propensione al rischio e soprattutto la volontà di seguire andamento dei tassi e mercato dei mutui con assiduità. Infatti, una volta scaduto il periodo favorevole previsto, sarà tempo di fare il “tagliando” al proprio mutuo: valutare cioè le proprie opportunità di ottenere condizioni migliori attraverso una surroga per passare al fisso.
Questa (ovvero il trasferimento del mutuo ad un’altra banca a condizioni migliori) può essere una strategia vantaggiosa per chi ha davanti a sé ancora diversi anni.
Tuttavia, prima di fare questo passo è bene sapere che con la surroga:
1) si possono modificare solo il tasso e la durata del contratto quindi con benefici sul monte interessi da pagare;
2) non si può ridurre l’importo del debito residuo, obiettivo raggiungibile con la sostituzione, un’operazione che però richiede un nuovo contratto e nuovo atto notarile con spese annesse;
2) in genere la richiesta di surroga è accettata dal nuovo istituto se l’importo residuo è pari almeno al 60/70% del valore totale;
3) prima di optare per la surroga è bene valutare sempre il Taeg, l’indicatore di costo complessivo.
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