L’Italia promossa da Fitch
- Walter Pittini
- 21 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Siamo un Paese credibile.

L’upgrade della classificazione dell’Italia, da parte di Fitch, è per il governo un grande risultato da rivendicare e festeggiare ai massimi livelli. «È la conferma che il nostro percorso è giusto», dice la presidente del Consiglio. «Un premio al Paese, alle imprese e alle famiglie», è la riflessione del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, che ora ipotizza un’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo, portando sotto il 3% il rapporto con il Pil, entro la fine dell’anno: «È possibile e sarebbe un’opportunità storica», dice a margine del vertice Ecofin.
«Conti in ordine, responsabilità nelle scelte, stabilità politica e crescita dell’occupazione non sono slogan ma risultati concreti», secondo Meloni. «La promozione di Fitch è un chiaro segnale di fiducia dai mercati internazionali». E ancora: «In Italia, abbiamo dimostrato che la destra non è soltanto capace di vincere le elezioni, ma soprattutto di governare», ha detto poi Meloni nel videomessaggio per un evento dell’ecr a Parigi.
A rintuzzare l’entusiasmo della premier ci si mette, compatta, l’opposizione. Per il Pd, Elly Schlein sostiene che «il governo ottiene il risultato con tagli drastici alla sanità», e il responsabile economia, Antonio Misiani, che «le vere sfide da affrontare sono salari, potere d’acquisto, crescita». Punge sulla coerenza Giuseppe Conte: «Ci sono 6 milioni di lavoratori a meno di mille euro al mese e Meloni esulta — sostiene il presidente M5S —, ottengono risultati spremendo gli italiani come limoni».
Al contrario, dalle forze di maggioranza, Forza Italia coglie l’opportunità derivante dalla prospettiva che l’Italia scenda sotto il 3% nel rapporto deficit/pil già a fine 2025: «Siamo un Paese credibile, ora misure per far crescere gli stipendi, ridurre la pressione fiscale e far stare sempre meglio il ceto medio», annuncia Antonio Tajani che poi ribadisce la posizione degli azzurri: «Sono contrarissimo a tassare gli extraprofitti delle banche». Giorgetti però avverte seccamente gli alleati: «Non c’è alcun tesoretto da spendere. Possiamo fare le cose che, se lo spread fosse rimasto a 250 non avremmo potuto fare. Ma so manovrare il timone e la rotta ce l’ho precisa». E ancora: «I partiti propongono un sacco di cose. Ovviamente, insieme alla presidente Meloni e a tutti i capi dei partiti troveremo il dosaggio giusto ma non scassando il bilancio pubblico. Tutta questa disciplina contabile di finanza pubblica è finalizzata a ridurre il carico fiscale agli italiani, non ad aumentare spese a destra e a manca». Un messaggio anche al suo stesso partito, la Lega, che da mesi chiede una nuova rottamazione delle cartelle. Intanto Matteo Salvini festeggia la promozione di Fitch così: «Sono orgoglioso del lavoro della Lega e del suo ministro dell’economia per il bene degli italiani».

Commenti