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Banco Bpm e Cr Asti

Al gran ballo del risiko bancario.


BANCHIERE

10 novembre 2025


Al gran ballo del risiko bancario, nelle scorse settimane si è affacciata, timidamente, anche l’ipotesi di una crescita di Banco Bpm nel capitale della Banca di Asti, l’ex Cassa di risparmio piemontese che vede già la partecipazione del gruppo milanese al 9,99 per cento nel capitale. Una mossa che non metterebbe l’istituto guidato da Giuseppe Castagna al riparo da incursioni esterne, ma che ha evidenziato alcune particolarità.


Banca Asti infatti, dove negli anni scorsi sono confluite le attività di Biver Banca (Biella e Vercelli), ha modeste dimensioni rispetto al Banco Bpm, che nei primi nove mesi dell’anno ha evidenziato utili netti per 1,6 miliardi di euro. Con un attivo di bilancio di 13 miliardi di euro, una raccolta di 18,9 (10,5 + 8,4) e crediti alla clientela per 7,4 miliardi Banca Asti non è in grado di cambiare la dimensione di Banco Bpm in maniera significativa, nonostante i 37 milioni di utile al 30 giugno 2025 in crescita dai 32 milioni dell’anno precedente (erano 51,229 al 31 dicembre 2024). Ma quello che rende più complessa la posizione di Banca Asti e più urgente una inversione di tendenza è il confronto con la redditività che altri istituti garantiscono ai soci che sono, ancora in gran parte, individuabili nelle fondazioni conferitarie. Nel capitale della banca astigiana sono presenti, oltre al Banco Bpm, le fondazioni Cr Biella (35,1 per cento), Cr Asti (31,8), Crt (6) e Cr Vercelli (4,2), mentre altri azionisti hanno complessivamente il 12,91 per cento. Sul tema più volte evidenziato dei rischi connessi con l’eccessiva concentrazione degli investimenti si è espresso chiaramente il recente protocollo Acri– Mef, che invita a ridurre la concentrazione sotto il 44% del patrimonio e a investire in modo più efficiente per garantire continuità all’azione filantropica sul territorio.


L’obiettivo non è solo prudenziale, ma strategico: rendere le fondazioni meno dipendenti dall’andamento delle singole banche e più capaci di agire come investitori di lungo periodo nell’economia reale. Per molte Casse di Risparmio, la sfida non è più conservare il patrimonio, ma farlo rendere. In Piemonte lo sanno bene.


La Compagnia di San Paolo, grande azionista di Banca Intesa, nel 2024 ha incassato dividendi dalla banca guidata da Carlo Messina per 318,4 milioni di euro, con una incidenza della partecipazione al 40 per cento sul proprio patrimonio. Cr Biella ha incassato da Banca Asti 2,73 milioni nel 2024, con il 39,68% di peso della partecipazione sul patrimonio e Cr Vercelli, 887 mila euro, con un peso del 26,12 per cento. Ben diversa la posizione di Cr Asti, nei cui bilanci la partecipazione nella banca pesa per l’80,36 per cento (contro una raccomandazione del 44 per cento) e che ha prodotto dividendi per 6,72 milioni.


Nel periodo 2021-2024 il rendimento medio della partecipazione nella banca conferitaria è stato del 2,47 per cento per la Fondazione Cr Asti, dell’1,82 per cento per la fondazione di Vercelli e dell’1,65 per cento per Biella. Nel medesimo periodo, la Compagnia di San Paolo ha visto rendere la partecipazione in Intesa per l’8,45 medio annuo e la Fondazione Cr Cuneo per l’11,86 per cento. Mentre, cambiando conferitaria, la Fondazione Crt ha visto un rendimento medio del 5,89 per cento (da Unicredit), la Fondazione Cr Ravenna del 5,63 per cento medio (da Cr Ravenna) e la Fondazione Cr Alessandria del 4,6 per cento medio da Banco Bpm, mentre il Crédit Agricole ha riconosciuto un 3,16 medio alla Fondazione Cr Spezia.

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