Palazzo Fendi Milano
Un ponte tra galleria d’arte e artigianato, moda e persino concept restaurant.
INVOGUE
18 dicembre 2025
«Una costellazione di presenze che animano l’architettura attraverso linguaggi differenti, ma complementari». Così Roberto Sironi racconta Palazzo Fendi Milano, nuova boutique della Maison tra via Montenapoleone e corso Matteotti inaugurata lo scorso settembre.
L’immagine dell’artista, tra i tanti chiamati ad arricchire lo spazio con interventi site-specifici, distilla l’essenza dello store, un edificio razionalista progettato da Emilio Lancia negli anni '30 e ricongurato a wunderkammer contemporanea con opere, materiali e gesti artigiani a risignicare l’idea stessa di shopping. Ben 910 metri quadrati su quattro piani per una boutique, un atelier e tre concept restaurant curati da Langosteria, in un gioco di rimandi tra Roma e Milano, tra classicità e rigore punteggiati di richiami all’eredità centenaria della Maison. Una parete in travertino cannettato che cita i drappeggi della statuaria classica, archi che evocano il Pantheon, scale dalle silhouette essenziali come nei tipici palazzi meneghini nonché dettagli très Fendi, come un corrimano in Cuoio Romano e cuciture Selleria. Ogni piano pulsa di storia e innovazione, introducendo il visitatore a un racconto fatto di stanze narrative e materiali che dialogano tra loro. Entrare signica attraversare un ecosistema visivo che accompagna lungo tutto il Palazzo: non “Entrare a Palazzo Fendi significa attraversare un ecosistema visivo: non una mostra, bensì un percorso in cui ogni intervento creativo amplifica - e mai sovrascrive - il vocabolario della Maison” una mostra, bensì un percorso in cui ogni intervento artistico amplica – e mai sovrascrive – il vocabolario della Maison. Come la scultura artigianale di Roberto Sironi, che domina l’ingresso quasi fosse un corpo estraneo inspiegabilmente sintonizzato con il contesto. «L’opera si congura come un monolite organico, in equilibrio tra scultura e pittura».
Nel dialogo con Fendi è aforata un’intuizione comune: dare voce a qualcosa di sorprendente, di inaspettato», dice l’artista della sua forma astratta simile a un meteorite, realizzata con la tecnica del marmo di Rima. «È uno stucco pittorico ideato a metà del XIX secolo, che qui diventa il mezzo ideale per evocare quel sottile disorientamento che si prova avvicinandosi ad essa», continua. Oltre alla sua opera, cattura lo sguardo quella di Edoardo Piermattei, un dipinto nelle sfumature rosa, bordeaux e terracotta innervato da lampi blu neon che è come una narrazione che attraversa ciascun piano, mutando gradualmente tecnica: affreschi contemporanei, acquerelli delicati, volte tridimensionali decorate con la tecnica della poche à douille.
«Quando penso a Roma penso a Baciccio, Andrea Pozzo, Pietro da Cortona: una città colorata, teatrale, drammatica», spiega Piermattei. Un’eredità che l'artista destruttura trasformando anche il cemento, materiale duro e codicato, in una supercie vulnerabile: «Il cemento ha ereditato una certa idea di machismo. Pigmentarlo signica depotenziarlo, renderlo fragile, quasi ridicolo». Lui l’ha usato alla stregua di una crema pasticcera multicolore quando ha ripensato la Artist Peekaboo in occasione della prima edizione di Rock The Craft, progetto di Fendi che celebra arte e artigianato e che ha debuttato con la boutique.
Per la sua seconda edizione, ad ottobre durante l’evento Apritimoda, di concerto con gli artigiani Fendi l'artista ha costruito una nuova versione dell’iconica borsa partendo da un’idea quasi primitiva: le grotte di Lascaux in Francia, ricostruite all’interno della Peekaboo con mani e plastilina. «La prima volta che ho visto una Peekaboo ho pensato a una ziggurat, un’architettura sacra e portatile. Così ho iniziato a immaginare la borsa come un palazzo in miniatura, un reliquiario in cui riporre oggetti importanti», conclude Piermattei. Una mini architettura perfettamente in linea con il Palazzo Fendi perché, come sintetizza Sironi, «essere qui signica immergersi in una narrazione, diventare parte attiva del racconto». Oltre ogni volontà biz oriented.
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