I bijoux che hanno cambiato le donne
- Walter Pittini
- 21 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Grazia (Italy)4 Dec 2025Di Erika Zacchello
I gioielli in materiali non preziosi sono nati per i set cinematografici. Poi hanno conquistato il grande pubblico e oggi i modelli d’epoca sono veri oggetti da collezione. Qui una studiosa racconta la loro storia e la loro portata rivoluzionaria
Il primo grande conflitto mondiale è da poco terminato e il mondo si tuffa negli Anni 20 con la leggerezza e l’eccitazione di chi vuole lasciarsi tutto alle spalle. Le donne portano i capelli “alla maschietta”, indossano abiti di paillettes che brillano di sera illuminati da diamanti Art Déco, durante sfrenati balli sulla scia della musica Jazz. Ma il 1929 segna una battuta d’arresto, il crollo di Wall Street ferma tutto, il mondo cambia colore: le gonne si allungano, i gioielli tornano un lusso accessibile a pochi, spesso esibiti con un filo di imbarazzo. Negli
Anni 30 la moda passa in secondo piano, l’eleganza diventa sobria, le linee nette, il tweed e la lana si impongono negli armadi di ogni donna. E mentre il sogno di una vita agiata, spensierata e cullata dal benessere sembra allontanarsi, accade qualcosa di rivoluzionario: la Costume Jewelry, la bigiotteria, si trasforma in un linguaggio che parla di identità. Non più solo “falso”, ma espressione di uno stile che si mostra con disinvoltura.
Gli Anni 30 sono anche gli anni delle dive di Hollywood che con le loro immagini e i loro sguardi intensi esorcizzano la fatica delle famiglie immerse nella dura realtà della Grande Depressione. E i costumisti della città degli angeli non tardano ad accorgersi di una nuova opportunità. Sul set di Via col vento appaiono gioielli scintillanti ma rigorosamente falsi, creati apposta da Joseff of Hollywood: più grandi, più vistosi, perfetti per la macchina da presa. È l’inizio di una nuova era. I grandi gioiellieri affiancano alle collezioni classiche linee di bijoux, aprendo la strada a marchi destinati a fare storia: Trifari, Coro, Eisenberg. Cristalli e strass, splendidi imitatori dei diamanti, diventano protagonisti di spille oversize.
Quanto la spilla sia in quegli anni un oggetto del desiderio lo racconta un aneddoto legato alla nascita della produzione di Costume Jewelry firmata Eisenberg. L’azienda, che produceva abiti e pellicce, disegnava anche magnifiche spille. Presto le commesse si accorsero che, mentre i vestiti rimanevano sui manichini, le spille su di essi appuntate sparivano: un segno che avevano punto il cuore delle clienti. Dietro questa rivoluzione, che non è solo moda ma che è una vera rivoluzione sociale, ci sono moltissime menti italiane. Le sapienti mani di artigiani emigrati dal Sud Italia portano oltreoceano la tradizione orafa e l’intuizione geniale: alcuni nomi, come Alfred Philippe per Trifari e Gene Verri per Coro, applicano un mestiere antico a materiali nuovi ed economici. Nasce un prodotto che interpreta il gusto, lo rinnova e lo rende accessibile a tutti. Questi gioielli piacciono a tutte le donne, di ogni ceto sociale. La moda entra nei grandi magazzini e presto entrerà in tutte le case con i famosi home party del brand Sarah Coventry, azienda celebre per la vendita porta a porta. Un paradosso affascinante: un prodotto seriale che diventa veicolo di personalità, un modo per comunicare appartenenza e desiderio. Un segno di emancipazione per le donne che iniziano a lavorare in un’industria destinata un tempo solo agli uomini. «Un diamante è per sempre, uno strass è per tutte», dirà Peter DiCristofaro, fondatore del Providence Jewelry Museum.
Gli Anni 40 segnano un altro cambio epocale: la Seconda Guerra Mondiale. Spille patriottiche in legno, rafia e resine sostituiscono l’oro; i modelli parigini non arrivano più e gli stilisti americani inventano nuove forme. Nascono le jelly belly, spille con inserti in lucite, recuperata persino dalle carlinghe degli aerei. Nel 1947 un nuovo terremoto scuote il mondo della moda, Dior lancia il New Look: gonne ampie, vita stretta, tacchi alti. Il gioiello torna protagonista, ma con una novità: la Costume Jewelry non è più imitazione, è accessorio chic. Negli Anni 50, dai cocktail party alle serate di gala, collane choker, anelli cocktail e parure firmate Trifari adornano le first lady e le signore borghesi. Il falso diventa glamour.
Gli Anni 60 sappiamo essere un decennio di rivoluzioni: pillola, minigonna, Pop Art, tre parole che evocano un mondo nuovo. Andy Warhol e Dalí trasformano il gioiello in opera d’arte, Kenneth Jay Lane lo consacra come oggetto democratico: Jackie Kennedy Onassis indossa una sua collana, poi disponibile anche per il grande pubblico. È la consacrazione: il “falso” non nasconde più nulla, anzi rivendica la propria identità.
Tra hippie, flower power e geometrie ipnotiche, gli anni Settanta scelgono materiali poveri, perline e fili metallici. Gli 80 esplodono con il fucsia, i bracciali bangles e gli orecchini giganti. I 90 tornano minimal, ma il bijou resta un territorio di libertà creativa.
Nata “povera” in un’epoca di crisi, la Costume Jewelry ha conquistato il suo posto nella storia. Non imita più: comunica, sorprende, emoziona. Non è solo ornamento, è simbolo.
Article Name:I bijoux che hanno cambiato le donne
Publication:Grazia (Italy)
Section:L’ARTE È DONNA
Author:Di Erika Zacchello
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