La magia di Capri in una campanella
- Walter Pittini
- 10 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Rappresentante 10 Feb 2026

Animali fantastici, parure fiorite e una collezione speciale per celebrare gli 80 anni
«Tutti i discorsi portano a Capri» dice Maria Elena Aprea, vice presidente e direttore creativo di Chantecler, la storica gioielleria caprese fondata nel 1947 da suo padre – Salvatore Aprea – in società con Pietro Capuano. In effetti si comincia a parlare della natura come fonte d’ispirazione dei grandi gioiellieri e con lei si finisce per discutere delle rocce dell’isola e dei colori del mare che passano dall'azzurro più incredibile che ci sia nell’omonima grotta al viola più insondabile tra l’inizio dei faraglioni e la linea dell'orizzonte. «Capri è sempre sospesa tra sogno e realtà, ha una natura così forte e speciale che non tutti possono reggere tanta energia» prosegue dimenticando per un attimo di essere la magica artefice della parure Acqua ispirata dal movimento del mare magistralmente riprodotto in titanio e diamanti. Famosissimi anche i suoi animali fantastici tipo il riccio corno (testa di riccio e corpo da corno), per non parlare di polipi, meduse e cavallucci con forme perfettamente riconoscibili e colori rubati ai sogni più belli. Non mancano le parure piene di fiori e frutti capresi: il gelsomino, i limoni, le buganville e quei minuscoli fiorellini che sbocciano tra le pietre dei muretti e che francesi poeticamente chiamano «fleur de rocaille».
Lei su questo tema ne ha fatte e ne fa di tutti i colori: sta preparando dei fiori fantastici per la collezione di alta gioielleria che presenterà nel 2027, quando Chantecler compirà 80 anni. «Sono fiori per niente realistici – spiega – con petali enormi, grandi pistilli nei colori più improbabili e al centro dove tutti si aspettano topazi o tormaline gialle dei bei rubini rossi come il sangue, perché quello è il cuore del fiore». Tornando nelle insondabili profondità marine ecco i suoi bellissimi anemoni di mare e tutti i gioielli realizzati in collaborazione con l’artista Roberto Di Alicudi che dipinge soggetti tra il sacro e il profano su vetri antichi con la tecnica dei Pincisanti nata in Sicilia nel XVII secolo.
Medaglioni, spille e orecchini si riempiono così di gesti scaramantici tipo le corna, di sirene con tre seni che fanno il bagno intorno ai faraglioni, di galletti canterini (simbolo di Chantecler) e di Madonne circondate dai pesci nella Grotta Azzurra. «Per la prossima primavera lanciamo una collezione intitolata "Tu sei un’isola" con cui cerchiamo di dimostrare che Capri non è solo un luogo geopolitico ma un simbolo d’indipendenza creativa» avverte raccontando delle nuove campanelle (il portafortuna caprese per eccellenza) con le pietre incastonate a griffe, l’antica tecnica dell’alta gioielleria che cambia radicalmente le carte in tavola.
Il cosiddetto pavè sembra infatti respirare e la rifrazione della luce su questa superficie al tempo stesso ordinata e irregolare disegna volumi nuovi e in un certo senso organici. Da qui alla scelta di pietre insolite come i topazi Sky Blue oppure London per non parlare delle insolite ametiste rosa o viola pallido. Maria Elena è abituata fin dalla più tenera età alla continua ricerca di materiali speciali come le perle Conch predilette da suo padre oppure il Kogolong che è una pietra vulcanica bianca dura come il marmo. Quest’ultimo è stato recentemente rivalutato proprio da lei che l'ha fatto uscire da bagni e cucine di lusso per ammetterlo nel mondo incantato della gioielleria. «Ne ho trovato uno bellissimo – spiega –ilMarmobiancoAcquabianca della Garfagnana». Cosa può fare e dire di più una signora che crea gioielli come portali attraverso cui tutti possono raggiungere la magia caprese?
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