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Un hotel moderno, radicale

L’energia creativa degli anni’70, una palette vivace e decisa, un’architettura riscoperta, un design audace e giocoso: a Firenze un nuovo hotel riscrive, inaspettatamente, la tradizione.

W Florence

NON C’È TRACCIA DI NOSTALGIA nelle geometrie nette e nei velluti saturi del nuovo W Florence. C’è il desiderio di rimettere in circolo l’energia visionaria dell’Italia anni ’70, quando il design era provocazione culturale e la moda dettava lo spirito del tempo.


Inaugurato all’interno dell’ex Grand Hotel Majestic, a due passi dal Duomo e dalla Basilica di Santa Maria Novella, in quell’edificio che fu progettato nel 1968 da Lando Bartoli, di cui conserva ancora oggi l’impronta razionalista, è stato restaurato dallo studio italiano Genius Loci Architettura in un’ottica di sostenibilità.


All’interno, l’hotel rivela tutto il suo manifesto visivo, affidato allo studio AvroKO (già noto per aver curato le proprietà di Praga e la prossima apertura di Hoboken). «Abbiamo voluto omaggiare l’eredità creativa italiana, dal design tessile alla moda, fino Firenze ci offriva una tela perfetta: una città elegante ma non immobile ai maestri del modernismo come Scarpa e Sottsass», racconta Oliver Jackson, Design Lead di AvroKO London.


«Firenze ci offriva una tela perfetta: una città elegante ma non immobile, con un’identità forte, capace di dialogare con il Dna audace del brand W». Il progetto si muove tra tensioni visive e armonie inaspettate: il rigore architettonico dell’involucro viene ammorbidito da arredi curvilinei, palette raffinate e un uso materico di grande coerenza narrativa. I toni salvia richiamano le colline toscane, mentre il terracotta – colore e materia profondamente fiorentini – attraversa spazi pubblici e camere. Iconiche lampade cromate, reinterpretate, accompagnano le colonne geometriche che definiscono il cortile, oggi ripensato come una sorta di piazza, botanica e sociale allo stesso tempo, con arredi ispirati all’iconico design industriale di Joe Colombo. «Ogni elemento è stato pensato per apparire radicato nel luogo, e allo stesso tempo introdurre una nuova storia», continua Jackson.


«Il terrazzo, i tessuti, le stampe: tutto è lì per evocare una città d’avanguardia, lontana dalla solita cartolina». Risultato: 119 camere – incluse 16 suite e una Penthouse con vista sul Duomo – che giocano con grafismi, marmi e luci scenografiche ispirate alle architetture rinascimentali. Sopra ogni letto, installazioni luminose, molto pop e giocose, richiamano le arcate di Palazzo Pitti e del Corridoio Vasariano, mentre i pattern sono un chiaro omaggio alla moda fiorentina anni ’70 (Pucci, Cavalli, Gucci per intenderci).


L’arrivo è già esperienza: un murale su larga scala firmato Adam Ellis Studio accoglie gli ospiti in un giardino immaginario, abitato da animali mitologici, motivi botanici e riferimenti ai Medici. Una visione stratificata, quasi surreale, ma profondamente connessa al luogo. «Volevamo che il primo impatto fosse narrativo e immersivo», conclude l’architetto.

«Il nostro è un invito a entrare in una Firenze reinventata, dove l’heritage non è puro ornamento, ma diventa stile di vita».

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