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Filiera del lusso, la crisi nascosta

Piccole aziende e botteghe: a rischio i distretti colpiti dalle difficoltà della moda.

MILIARDARIO

12 ottobre 2025


Bilanci in perdita, botteghe artigiane fagocitate dai grandi gruppi esteri, occupazione in calo, accuse di scarsa trasparenza nei pagamenti e nei contratti di lavoro. La filiera italiana della moda rischia di scomparire? Se lo chiede sull'economia del Corriere della Sera, in edicola domani con il quotidiano, Ferruccio de Bortoli. Che solleva una questione: ma perché di questa crisi si parla così poco? In fondo la moda è una delle maggiori industrie del Paese.


Le imprese Ganassini cresce con la quarta generazione, Interpump si allarga con 105 acquisizioni approdato l’ex capo di Renault Luca de Meo, hanno creato un fortissimo malessere in molte delle catene del valore italiane, in tante piccole e medie aziende, ma la questione non ha mai superato gli ambiti territoriali. Crolla la produzione, molte aziende, soprattutto artigianali, chiudono. Ma non è ancora un’emergenza nazionale».


Qualche numero citato, fonte Confindustria Moda: l’intera filiera della moda valeva nel 2023 sui 104 miliardi, che nel 2024 erano scesi a 90 e quest’anno saranno 80.

Tra i pericoli citati, adesso: i dazi americani, certo; ma anche l’offensiva della Cina, che ha deciso di puntare sui propri marchi. Tra i casi più preoccupanti c’è la pelletteria, con tremila posti di lavoro già persi a Firenze, area che copre quasi metà della produzione nazionale. Morale: bisogna agire politicamente e in fretta, o i distretti chiudono.


A proposito di settori industriali in sofferenza, naturalmente c’è anche l’auto, con filiera annessa. L’economia racconta di come l’europa sia ancora in panne sulle vetture elettriche, senza una linea comune in vista della scadenza del 2035 per lo stop al motore termico. Mentre la Germania complica il quadro con prese di posizione poco lineari.


Un fronte sul quale l’unione europea appare più unita è invece l’euro digitale. Dovrebbe essere pronto in un paio d’anni, ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, in alternativa al contante per pagamenti sicuri e istantanei. C’è stata un’accelerazione? Sì. Perché? Semplice: per arginare le criptovalute americane.


E la copertina è dedicata proprio a uno dei protagonisti del denaro digitale Usa Eric Trump. È il figlio di Donald e sulle criptovalute ha costruito un impero di famiglia da due miliardi di dollari.

Fra i personaggi della settimana ci sono Domenico e Vittoria Ganassini, padre e figlia, il primo presidente e la seconda azionista e responsabile Csr dell’istituto Ganassini. Il gruppo del Rilastil vuole raddoppiare i ricavi, dietro c’è anche la cessione delle quote da Domenico ai quattro figli.

Altro imprenditore sotto la lente è Fulvio Montipò, il fondatore di Interpump. Ha concluso 103 acquisizioni, vuole salire a 105 entro fine anno «per salvare la manifattura». Mentre Michelle Peluso, ceo di Revlon, racconta i piani sull’italia del gruppo della cosmesi: «Mercato chiave, quest’anno cresce del 12%».


Nella sezione Finanza c’è la mappa dei banchieri, gestori, assicuratori alle grandi manovre sul risparmio degli italiani, l’altro risiko del Paese. Mentre in Patrimoni trovate i consigli per investire sull’oro.

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