top of page

Case a prezzi accessibili

Le autorizzazioni per nuove unità giù del 20%, ma i prezzi salgono del 4,5% e gli affitti del 7,8%.

Case

Non si attenuano le difficoltà di trovare un’accettabile sistemazione abitativa per le famiglie che non hanno accumulato il risparmio necessario o non hanno il reddito sufficiente per acquistare o affittare una casa offerta ai prezzi e ai canoni di mercato.


La fotografia della situazione è sintetizzata in pochi numeri.

Il rapporto trimestrale dell’agenzia delle Entrate ha registrato l’acquisto di circa 164mila abitazioni da parte delle famiglie nei mesi da gennaio a marzo di quest’anno, con un incremento superiore al 10% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Nel 95% dei casi hanno però cambiato proprietà le abitazioni già esistenti, i numeri cioè hanno riguardato prevalentemente compravendite tra privati. In meno di 10mila casi si è avuta l’offerta di nuovi alloggi sul mercato. Per lo stesso periodo l’Istat ha, però, rilevato un aumento dei prezzi del 4,5%; una lievitazione che certo non amplia la platea delle famiglie che possono permettersi di acquistare una casa.


Anche sul mercato della locazione gli affitti sono lievitati: a marzo scorso, secondo Idealista, i canoni erano aumentati del 7,8% rispetto allo stesso mese del 2024. Sono tendenze di breve periodo che affiorano da un quadro consolidato di disagio e di emergenza. Naturalmente queste medie livellano una geografia delle situazioni molto frastagliata. Ma quella delle abitazioni è una questione nazionale, dovuta sia a insufficienze dal lato dell’offerta di abitazioni sia alla debolezza economica delle famiglie che devono risolvere il problema. In mezzo, c’è l’inadeguatezza, se non l’assenza, delle politiche per la casa, di questo e dei governi che l’hanno preceduto.


Come evidenzia il 38° Rapporto del Cresme sul mercato delle costruzioni 2025-2028, è stato stimato che mancano 250mila abitazioni (i dati si riferiscono al periodo 2018-2023, si veda Il Sole 24 Ore del 9 luglio scorso). È una carenza fisica che dovrebbe essere colmata anche con la realizzazione di nuove case. Da un decennio oscilla intorno a quota 50mila il numero annuo di nuove abitazioni per le quali i Comuni rilasciano i permessi di costruire, ma per colmare il vuoto servirebbero almeno cinque anni. Ammesso però che l’intero deficit debba essere coperto con la costruzione di nuove case, un obiettivo che contrasterebbe con le politiche urbanistiche sul consumo zero del suolo, o che guardano al suo contenimento.


Almeno nel futuro prossimo, la tendenza dell’offerta annua non sembra in crescita. Secondo Istat, nel primo trimestre di quest’anno i Comuni hanno autorizzato la costruzione di 11.958 nuove unità, un quinto in meno rispetto allo stesso periodo del 2024.


Un aumento di nuove costruzioni non basterebbe, comunque, per affrontare il problema, se i prezzi di vendita e i canoni di affitto restano poco abbordabili per le famiglie economicamente deboli, che sono la maggioranza di quelle per le quali la casa è un problema (si veda l’articolo a fianco). Il suo persistere e appesantirsi ostacola anche la possibilità di colmare la domanda di manodopera nelle aree del Paese dove è carente. L’urgenza di intervenire è testimoniata anche dall’elaborazione, da parte di Confindustria, di un suo piano casa per fornire abitazioni a costi sostenibili ai lavoratori.




© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti


bottom of page