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Certificati. Collocati oltre 9 miliardi: cosa c’è dietro il record

Nel trimestre aprile-giugno contrassegnato dalla tensione sui dazi dominano sul primario gli strumenti che offrono protezione (65%) Tra gli investitori ha prevalso la paura snobbando il fattore costi.

Certificati

Trimestre record per i certificati di investimento.

Quello appena concluso ha polverizzato ogni dato precedente in tema di collocamento di nuovi strumenti sul mercato primario. È stata raggiunta la cifra di 9,4 miliardi di euro, con un incremento del 34% rispetto al primo trimestre dell’anno e del 18% rispetto al precedente record del quarto trimestre 2023. Lo rivelano di dati di Acepi, l’associazione degli emittenti.

Anche il numero di prodotti offerti tra aprile e giugno è aumentato del +16% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo le 624 emissioni, con un incremento del +40% rispetto alla media 2024, in un trend di continua crescita dal 2020, quando il numero medio di prodotti trimestrale era pari a 208, fino a raggiungere i 447 dello scorso anno.


Il contesto

Il trimestre aprile-giugno ha vissuto appieno le tensioni legate ai dazi voluti dall’amministrazione Trump. Il mercato è scivolato pesantemente per poi riprendersi e addirittura superare, nelle ultime settimane, il livello pre annuncio dazi. Il tutto accompagnato dal perdurare di forti tensioni geopolitiche, con conflitti in corso nel cuore dell’Europa e in Medio Oriente.

In questo contesto di mercato, i prodotti a capitale protetto continuano a rappresentare la quota maggioritaria del collocato (65% del totale), mantenendosi ai massimi del 2024.


I costi

Il collocamento sul primario agli sportelli bancari (e non solo) è fonte di importanti commissioni, che possono tranquillamente superare il 3 per cento per crescere con l’aumento degli anni di scadenza degli strumenti. Costi che non ci sono sul secondario ma come ricordano emittenti e collocatori allo sportello si svolge anche un servizio di consulenza. Gli investitori che sottoscrivono certificati chiedono a gran forza la ricerca di protezione: la forte volatilità ha fatto aumentare la richiesta di strumenti “sicuri”. Oltre alla protezione del capitale questi certificati (si veda altro articolo in pagina) possono dare delle cedole che si muovono in linea con i tassi o poco più. L’aspetto psicologico è stato quindi fondamentale per capire queste dinamiche: ha prevalso la paura, in un segmento di investitori, piuttosto che l’aumento dell’esposizione al rischio a fronte di una correzione che a Wall Street ha superato di poco il 15% per poi rientrare. Addirittura dai minimi di aprile il recupero dell’S&P 500 è stata intorno al 25 per cento.


«Questo andamento - spiega Giovanna Zanotti, direttore scientifico Acepi - è giustificato da due fattori principali: da un lato una forte compressione dello spread e la diminuzione dei tassi di interesse hanno reso meno appetibili i bond governativi e bancari, con tassi inferiori al 3% a 5-7 anni, rispetto al rendimento ottenibile con i certificati, anche con barriere profonde. Dall’altro i mercati azionari sui massimi, che hanno inanellato nuovi e ripetuti record, hanno visto gli investitori aggiungere maggiore protezione al portafoglio migrando l’investimento diretto dell’equity per proprio portafoglio a quello indiretto con certificati a protezione incondizionata, volendo beneficiare ugualmente di potenziali ulteriori performance dei listini azionari».


Le tipologie

Il rapporto tra le due tipologie di prodotti, capitale protetto e capitale condizionatamente protetto, può essere inteso come un indicatore della propensione al rischio. I dati evidenziano un trend di progressivo diminuzione della propensione al rischio da inizio 2024, con i capitale protetto che sono saliti linearmente dal minimo toccato nel primo trimestre dello scorso anno, pari al 52%, al 65% del terzo trimestre 2024 e toccato nuovamente nel secondo trimestre di quest’anno. I capitale condizionatamente protetto hanno rappresentato il 27%, su livelli bassi rispetto a quanto accaduto negli ultimi 5 anni. In crescita di 4 punti percentuali la quota percentuale di collocamento delle credit linked note (7%).


Effetto cedola

Per quanto riguarda i payoff, la ricerca di un rendimento cedolare continua ad essere un forte driver. Tra i prodotti a capital protetto, infatti, i digital hanno raccolto il 62% del collocato, rispetto al 20% degli equity protection. Tra i prodotti a capitale condizionatamente protetto, gli express (con autocallability) e i bonus cap sono stati i prodotti maggiormente collocati.

Quanto accaduto suo mercato dei certificati, relativamente al primario, è determinato dalla liquidità generata dagli strumenti scaduti anticipatamente a fine 2024 e durante i primi mesi del 2025. Questa liquidità è stata reinvestita, da parte dell’investitore in strutture sia a capitale protetto , sia condizionatamente protetto. In generale, i dati rilevati evidenziano come uno degli obiettivi degli investitori sia ancora la ricerca di un flusso cedolare (offerto da strutture come i Digital e gli Express) accompagnato da una protezione del capitale, incondizionata (per i primi) o condizionata al verificarsi di un evento (per i secondi).




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